SLAI COBAS TRENTINO ALTO ADIGE

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  • I LAVORATORI PAGHERANNO MONTAGNE DI EURO PER LA LINEA AD ALTA-VORACITA’ BRENNERO-VERONA. E’ UN’OPERA CHE, MENTRE DEVASTERA’ LA SALUTE DEI CITTADINI E L’AMBIENTE, INGRASSERA’ POLITICI, COSTRUTTORI, GRANDI IMPRESE E BANCHE

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  • BASTA CON I SINDACALISTI CORROTTI E' NECESSARIO COSTRUIRE UN NUOVO SINDACATO DEI LAVORATORI

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  • UN BLOG PER FARE COSA ?

    Cari Compagni ed Amici Abbiamo cercato di impostare il blog in modo da contribuire all’informazione, alla denuncia di particolari situazioni lavorative, alla formazione, alla solidarietà di classe. In questo senso abbiamo voluto concepire il blog come uno strumento al servizio della difesa dei proletari e dei lavoratori ed abbiamo cercato in queste prime settimane di pubblicare materiali (notizie, volantini, documenti ecc.) che potessero servire a sviluppare idee, competenze, organizzazione ed opposizione. Pensiamo che il blog se da un lato deve porsi al servizio di un processo collettivo, dall’altro a sua volta deve venire costruito in un processo collettivo. Un blog di questo tipo ha tanto maggiore senso quanto più contribuisce a stimolare e valorizzare la partecipazione e gli apporti del compagni e dei lavoratori. Non viviamo più nel ventesimo secolo e questo vuol dire che i lavoratori hanno orami accumulato enormi competenze nei campi più disparati, il problema è che queste conoscenze vengono prevalentemente coltivate in modo individuale e spesso individualistico, non vengono socializzate e tradotte in un processo costituente di una nuova collettività. Senza cultura proletaria non ci può essere un reale movimento di trasformazione sociale e politico, ma questa cultura non va inventata dal nulla, quanto costruita attraverso un processo di generazione collettiva. Una cultura innovativa capace di unificare e ricomporre i lavoratori può diventare una forza in grado di cambiare il mondo. Per quanto ci riguarda vi chiediamo di costruire il blog insieme a noi rendendolo tra l’altro uno strumento utile per la difesa dei lavoratori. Tramite il blog altri lavoratori potranno entrare in rapporto con lo slai cobas del Trentino scegliendo liberamente il livello di questo rapporto. Apposite pagine del blog sono quindi destinate alla pubblicazione, alla segnalazione ed alle denunce, alle richieste d’informazione ecc. Ormai i blog stanno diventando un mezzo di comunicazione e di dibattito capace di concretizzarsi nella formazione di reti di relazioni, iniziative collettive e movimenti. Speriamo di non essere da meno di tanti politici di potere, di tanti servi intellettuali e vip, di tanti esponenti di una ‘sinistra’ marcia. Tutte queste bande di privilegiati e parassiti usano utilmente il web vecchio e nuovo al servizio degli interessi di una parte ristretta della società. Spetta ai proletari, ai lavoratori ed agli strati popolari usare tutti i mezzi di comunicazione in modo competente e creativo al servizio degli sfruttati.
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    I sindacati confederali sono irreversibilmente corrotti. Gli apparati dei sindacati confederali sono ormai indissolubilmente legati al capitale finanziario. I sindacalisti si riciclano nelle burocrazie dello stato, nelle finanziarie, nelle imprese cooperative, nei servizi alle imprese, negli uffici padronali delle “relazioni sindacali”, negli enti no-profit, nelle cooperative, nei partiti di potere. Dentro i sindacati confederali ci sono ancora immense energie di lotta che vanno difese, salvaguardate ed indirizzate verso la costruzione di un nuovo sindacato dei lavoratori capace di opporsi all’offensiva dei governi di centro-destra e di centro-sinistra e di far avanzare la lotta contro i padroni, le banche, le burocrazie statali, il capitalismo di stato ed il capitale europeo ed internazionale. Lo slai-cobas lavora, insieme a tanti altri lavoratori di diverse appartenenze, per la costruzione di un nuovo sindacato capace di rappresentare realmente gli interessi degli operai, dei disoccupati, dei precari, dei lavoratori svantaggiati, degli strati popolari. Lo Slai Cobas è un sindacato nazionale inter-categoriale quindi possono far parte dello Slai Cobas lavoratori di tutte le categorie. ___________________________________________
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LETTERA DELLE MOGLI DEGLI OPERAI DI POMIGLIANO

Pubblicato da slaicobastrentino su maggio 19, 2012

LETTERA DELLE MOGLI DEGLI OPERAI DI POMIGLIANO

Giovedì 17 Maggio 2012 15:03
Siamo le mogli di tanti operai che ieri, mentre i sindacati firmatari del
cosiddetto accordo-Pomigliano si riunivano con l’azienda nella newco per
discutere, si diceva, i carichi di lavoro troppo pesanti in Fabbrica Italia
Pomigliano, protestavano ai cancelli per la mancanza di prospettive per la
maggior parte degli ex lavoratori Fiat Automobiles (circa 2.500) della ex
Ergom (circa 800) e tantissimi altri delle aziende dell’indotto che da circa
tre anni sopravvivono col miserabile “sussidio” della cassa integrazione in
scadenza a luglio del 2013 per cessazione dell’attività. Dalla stampa e
dagli altri organi di informazione veniamo a conoscenza di tanti altri
lavoratori che nel Paese stanno protestando sui tetti, sul Vesuvio,
incatenati ai cancelli delle loro fabbriche, sulle gru, o che addirittura si
tolgono la vita per la mancanza di lavoro e per le sempre peggiori
condizioni delle loro famiglie dovute anche ai tagli imposti dal governo a
cominciare dai circa 22.000 precari della Sicilia che a breve resteranno
senza contratto.
Ma la notizia che ci ha fatto decidere di “prendere la penna” è stata
soprattutto quella che riferisce delle lotte degli operai di Termini Imerese
(fabbrica Fiat a noi sorella) e delle lettere delle loro mogli al presidente
Napolitano, a Grillo e addirittura al Papa, per tentare di aprire una
breccia sulla vertenza dei loro mariti.
Sappiamo che questi operai hanno occupato le sedi della Agenzia delle
Entrate, sappiamo quanto sia duro lottare e fare emergere le proprie
ragioni, ma quello che non comprendiamo è il fatto di pensare di poter
risolvere la propria vertenza rivolgendosi alla banche per sbloccare i soldi
per il “loro” padrone e al Papa per sollecitare il “miracolo”. E di quella
solidarietà di classe che tante conquiste portò ai nostri padri, a
cominciare dallo Statuto dei Lavoratori che cancellò, anche se parzialmente,
l’aberrante situazione degli anni ’50 quando gli operai, per andare in
bagno, dovevano alzare il dito per chiedere il permesso ed aspettare il via
libera del capo a sua discrezione, nessuno si ricorda? Possibile che anche a
sinistra ci si ostina a rappresentare la lotta dei lavoratori di Termini
Imerese separandola da quelle innanzitutto delle altre fabbriche Fiat
continuando ad assecondare quanti oggi pensano che dividere è meglio che
unire per. continuare a “vivacchiare”?
Ma come si fa a chiudere gli occhi sulla necessità, oggi più vera che mai,
di unire in solidarietà le lotte dei lavoratori per dargli forza e voce
assicurando una adeguata rappresentanza politica e sindacale?
Vogliamo sollecitare le mogli degli Operai di Termini Imerese a scendere in
piazza con i loro mariti e con quelle dei tanti altri operai, e quanti
continuano a soffrire per la mancanza di lavoro perché, al di la delle
“suppliche”, solo una vasta e solidale mobilitazione potrà dare risposte ai
nostri bisogni e a quelli dei nostri figli. Noi siamo pronte !
Pomigliano d’Arco, 15 maggio 2012
Le mogli degli operai di Pomigliano

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http://www.youtube.com/user/slaicobas

Pubblicato da slaicobastrentino su aprile 29, 2012

Slai cobas Nazionale
www.slaicobas.it
ASSEMBLEA OPERAIA NAZIONALE DEL 20 aprile
gli interventi sono reperibili su

http://www.youtube.com/user/slaicobas

attualmente sono presenti i seguenti interventi, gli altri seguiranno a breve

1_ALFA Arese_Relazione di Vittorio GRANILLO FIAT Pomigliano
2_ALFA Arese_Parla RENATO delegato operai ALFA licenziati
3_ALFA Arese_LUIGI APREA RSU FIAT Pomigliano
4_ALFA Arese_ANGELO POZZI Comitato No debito
5_ALFA Arese_MARCO FERRANDO portavoce PCL
6_ALFA Arese_MARCO RIZZO segretario CSP – Partito Comunista
7_ALFA Arese_PIERPAOLO LEONARDI segretario nazionale USB
8_ALFA Arese_BENEDETTO NICOSIA – lista Garbagnate Comunista
9_ALFA Arese_MIRCO RIZZOGLIO avvocato dello Slai Cobas
10_ALFA Arese_CRISTINA BENVENUTI licenziata Fiom Roma
11_ALFA Arese_Conclusioni di SEBASTIANO PIRA esecutivo naz_SLAI Cobas
12_ALFA Arese_LUCA MARTINELLI operaio FIOM Dalmine-BG
13_ALFA Arese ALESSANDRO COSTANTINO rsu SLAI cobas SISME
14_ALFA Arese MASSIMO GATTI Lista un’Altra Provincia PRC PdCI
15_ALFA Arese LUCA RICALDONE operaio LARES

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IN VIDEO SU WWW.SLAICOBAS.IT LA RELAZIONE E GLI INTERVENTI: Assemblea operaia nazionale del 20 aprile 2012 – salone CdF – Alfa di Arese

Pubblicato da slaicobastrentino su aprile 29, 2012

Assemblea operaia nazionale del 20 aprile 2012 – salone CdF – Alfa di Arese, “contro le strategie parallele della Fiat di Marchionne e del governo Monti, per dare forza e ruolo all’opposizione operaia”:

IN VIDEO SU WWW.SLAICOBAS.IT LA RELAZIONE E GLI INTERVENTI

Visto i tempi che corrono l’indizione di un’assemblea operaia nazionale nel salone del consiglio di fabbrica dell’Alfa di Arese è stato un fatto insolito, una ‘scommessa’ di forte valore politico in quanto coincidente con una preoccupante fase di progressivo smantellamento dei rapporti di forza dei lavoratori dato dal definitivo venir meno al mandato storico della cosiddetta sinistra istituzionale e confederale, sindacale e politica – che collabora palesemente col potere padronale – e dal conseguente crollo della fiducia e della rappresentanza dei lavoratori nei suoi confronti.

La straordinaria riuscita dell’iniziativa è dovuta non solo al “fascino” del luogo in cui si è svolta: uno dei più grandi complessi industriali, un vero e proprio pezzo di storia della lotta operaia che ancora oggi, nell’era di Monti e Marchionne – in piena deindustrializzazione/speculazione finanziaria in funzione dell’EXPO 2015 – continua ad esserlo. Un’area che registra tra l’altro la forte presenza dello Slai cobas nelle aziende presenti nonché il caparbio presidio alle portinerie contro i licenziamenti – da più di un anno – dei lavoratori Innova Service (ex Alfa Romeo/Fiat). Il ‘valore aggiunto’ è stato dato innanzitutto dalla volontà, espressa quasi unanimamente dai numerosi interventi di lavoratori, forze politiche, sindacali e movimenti che hanno partecipato all’assemblea, di realizzare quelle possibili convergenze per la realistica costruzione di un polo per il sindacato di classe e per un partito di classe che faccia da argine e contraltare alle improponibili derive neo-riformistiche (oltretutto risibili per l’incalzare della crisi) che ancora persistono nei ‘luoghi comuni’ della variegata sinistra movimentista e istituzionalista.

Se Monti e Marchionne sono le due facce della stessa medaglia padronale multinazionale la tenuta operaia all’Alfa di Arese, Pomigliano e nell’insieme delle fabbriche Fiat non solo rafforza la resistenza di tutti i lavoratori sia pubblici che privati ma sarà determinante, e contribuirà comunque, alla configurazione di una possibile e necessaria prospettiva di cambiamento dei rapporti di forza, sindacali e politici, in fabbrica e nella società.

La relazione introduttiva dell’assemblea, ed i numerosi interventi, sono in pubblicazione video su www.slaicobas.it e www.youtube.com/user/slaicobas – tra gli altri:

PIERPAOLO LEONARDI segretario nazionale USB
ANGELO POZZI Rete 28 aprile CGIL – Comitato No Debito
MARCO FERRANDO portavoce nazionale PCL
MARCO RIZZO segretario CSP – Partito Comunista
MASSIMO GATTI capogruppo Lista un’Altra Provincia – PRC/PdCI (MI)
BENEDETTO NICOSIA candidato sindaco Lista Garbagnate Comunista
MIRCO RIZZOGLIO studio legale Slai Cobas

SLAI COBAS – COORDINAMENTO NAZIONALE – 24/4/2012

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ALFA DI ARESE / PRESIDIO PERMANENTE SLAI COBAS CONTRO I LICENZIAMENTI

Pubblicato da slaicobastrentino su aprile 17, 2012

Comunicato stampa

ALFA DI ARESE / PRESIDIO PERMANENTE SLAI COBAS CONTRO I LICENZIAMENTI

DOPO LO SGOMBERO DI VENERDI’ SCORSO STAMATTINA ANCORA INGENTI FORZE DI POLIZIA E CARABINIERI CONTRO IL PRESIDIO PERMANENTE DEI LAVORATORI LICENZIATI DI INNOVA SERVICE: (EX LICENZIATI ALFA ROMEO/FIAT)

L’USO ABNORME E SPROPORZIONATO DELLA”FORZA PUBBLICA” RAPPRESENTA IL BIGLIETTO DA VISITA DELLE POLITICHE ANTIOPERAIE DEL GOVERNO MONTI/MARCHIONE IN APPOGGIO AI PROSPETTATI LICENZIAMENTI DI MASSA NELLE FABBRICHE E NEL PUBBLICO IMPIEGO

ALTRO CHE ‘GIUSTA CAUSA’: E’ QUESTO IL SENSO DELLA CONTRORIFORMA ‘BIPARTISAN’ (DI MONTI/A.B.C.) DEL MERCATO DEL LAVORO E DELL’ART. 18

ANCHE DI QUESTO SI PARLERA’ NELL’ASSEMBLEA OPERAIA DI VENERDI PROSSIMO – ORE 10 – PORTINERIA SUD-OVEST DELL’ALFA DI ARESE

Dalle otto di stamattina – dopo lo sgombero di venerdì scorso e la successiva ripresa del presidio permanente alle portinerie dell’area ex Alfa Romeo – ancora un centinaio di agenti, tra polizia e CC, si sono radunati nei pressi della portineria sud ovest con l’evidente intenzione di ripetere lo sgombero, già effettuato venerdì scorso, per contrastare il presidio dei lavoratori che, rotto l’isolamento mediatico, continuano ad incassare una diffusa e forte solidarietà mentre si rafforza la mobilitazione in preparazione dell’Assemblea Operaia Nazionale indetta dallo Slai cobas e che si terrà venerdì prossimo, ore 10, alla portineria sud-ovest dell’Alfa di Arese.

La progressione delle sistematiche e spropositate forme di intimidazione poliziesca messa in campo nei confronti dei licenziati dell’Innova Service (ex Alfa Romeo/Fiat) ben rappresenta le scelte governative in atto in materia di liberalizzazione del mercato del lavoro e dei licenziamenti di massa contro l’insieme dei lavoratori del settore privato e di quello pubblico, nonché l’intolleranza del duopolio Monti/Marchionne della capacità operaia dei lavoratori ex Alfa Romeo di rendere visibili gli inquietanti intrecci trasversali tra economia, politica ed istituzioni, centrali cooperative, partiti di potere, sindacati confederali, mafia, spionaggio industriale e servizi segreti che in questi periodo si intrecciano al processo di delocalizzazione/deindustrializzazione/licenziamenti messo in atto dalla Fiat di Marchionne in inquietante commistione col “sacco del territorio” e la speculazione finanziaria ed immobiliare dell’area ex Alfa Romeo in funzione dell’EXPO 2015.

Il fatto è che la storia dell’Alfa di Arese (dal regalo dell’Alfa alla Fiat fatto all’epoca da Prodi presidente dell’IRI) anticipa quanto prospettato dalla Fiat di Monti e Marchionne per Pomigliano, Mirafiori, le fabbriche Fiat e l’insieme del lavoro dipendente in Italia sia pubblico che privato: questa storia è storia di tutti!

SLAI COBAS – COORDINAMENTO NAZIONALE – WWW.SLAICOBAS.IT – 17/4/2012

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ASSEMBLEA OPERAIA NAZIONALE ALL’ALFA DI ARESE – 20 APRILE, ORE 10.00

Pubblicato da slaicobastrentino su aprile 6, 2012

ASSEMBLEA OPERAIA NAZIONALE ALL’ALFA DI ARESE – 20 APRILE, ORE 10.00

La riforma del mercato del lavoro del governo Monti è solo un ulteriore, fondamentale, tassello di quell’attacco complessivo, economico e politico, che il capitale nazionale ed internazionale stanno attuando nei confronti della classe operaia e delle masse popolari del nostro paese.
La situazione è già insostenibile per i lavoratori, ma nonostante questo si vuole procedere su una strada che non sembra avere più alcun punto limite di approdo.
Con la modifica dell’art. 81 della Costituzione e l’introduzione del pareggio di bilancio già si delineano nuovi scenari in cui la cosiddetta riforma del mercato del lavoro non potrà non riguardare gran parte dei lavoratori del pubblico impiego, senza parlare di quello che una cornice giuridica di questo tipo va a prospettare in termini di ulteriore offensiva contro le condizioni di vita e di lavoro della maggioranza della popolazione.

Tutto questo mentre all’orizzonte prende sempre più consistenza l’introduzione, sponsorizzata dall’Unione Europea, di nuove e radicali norme antisciopero.
Non è un caso. Sempre più oggi si erodono non solo, genericamente, le basi del consenso sociale, ma le basi stesse della possibilità, per i lavoratori, di condurre una vita minimamente dignitosa.
Il capitale, il suo Stato, i suoi governi, i suoi partiti, insieme all’Unione Europea, si aspettano che in un modo o nell’altro il malcontento e la rabbia degli operai e degli strati popolari cercheranno una strada per esprimersi ed affermarsi.
E’ per questo che la repressione delle lotte operaie, il licenziamento dei lavoratori scomodi, l’introduzione di nuove misure liberticide, la prefigurazione di una sorta di partito unico al potere (si pensi a cosa significa l’attuale governo tecnico) e la limitazione della conflittualità tra le stesse forze politiche di potere, il disciplinamento autoritario della conflittualità sul territorio e quindi dei movimenti di lotta, del sindacalismo di base ed autorganizzato ed in parte della stessa Fiom, sono una necessità vitale per il capitale industriale e finanziario, FIAT in testa.

Se la repressione è un lato, l’altro però è rappresentato dalla necessità che, il più possibile, i lavoratori continuino ad avere delle aspettative nei confronti dei sindacati confederali, della CGIL e dello stesso PD.
La repressione non basta, ai padroni occorre anche l’egemonia, e se quest’ultima è sempre più difficile, allora a maggior ragione occorre puntare sulla demagogia della Lega e su quella dei Forconi, oppure, e soprattutto, sugli imbrogli degli accenni al dissenso di un Bersani e degli “scioperi generali” della CGIL.

Proprio il centro sinistra, il sindacalismo confederale, con un ruolo di primo piano della CGIL, con il supporto sostanziale della sinistra sindacale e della FIOM e, spesso e volentieri, della stessa sinistra istituzionale (PRC, PdCI), sono stati tra i principali artefici dell’attuale situazione.
La disastrosa situazione in cui versa la capacità di lotta e di mobilitazione dei lavoratori italiani, a differenza di quella di altri paesi europei, è un esito da un lato della distruzione dell’organizzazione e delle relazioni di solidarietà reciproca dei lavoratori e dall’altro della centralità assunta dal centro sinistra e dai sindacati confederali in decenni di offensiva antioperaia ed antipopolare.
Si pensi agli effetti disastrosi delle varie riforme pensionistiche, delle privatizzazioni, della precarizzazione del lavoro con il Pacchetto Treu, ecc., per arrivare all’oggi, all’accordo interconfederale del 28 giugno 2011 firmato tra Confindustria e CGIL-CISL-UIL (poi recepito in legge all’art. 8 dalla successiva manovra economica del governo Berlusconi) che ha prefigurato l’attuale operato del governo e che ha ulteriormente gravemente colpito la democrazia e la rappresentanza sindacale, ha già affossato i contratti nazionali, derogato l’insieme dei diritti soggettivi e collettivi dei lavoratori e aggirato l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori (con la liberalizzazione dei licenziamenti per accordo sindacale ).

E’ per questi motivi che non si può continuare ad imbrogliare gli operai ed i lavoratori facendo credere loro che c’è solo la possibilità del male minore e che questo “male minore” è di volta in volta rappresentato dalla CGIL e dai sindacati confederali, dal PD o dal populismo reazionario della Lega e delle destre.

Oggi una volta per tutte, proprio per il carattere eccezionale dell’attuale situazione di crisi economica e politica, si deve dire ai lavoratori da che parte si sta e si vuole stare, se dalla parte dei padroni, dei sindacati confederali e delle forze di potere, oppure dalla parte di chi vuole rompere con questi interessi, con queste forze sociali e politiche, con queste istituzioni, per aprire una prospettiva di fuori-uscita dalla crisi sulla base di un programma proletario e popolare.

Se questo è il nodo da sciogliere, se si tratta oggi di aprire la possibilità di una prospettiva di mobilitazione proletaria e popolare contro Monti, la Fiat, il capitale, la UE, i sindacati confederali, allora bisogna porre la centralità della questione operaia e quella della costruzione di un polo per il sindacato di classe e per il partito di classe. Gli operai, i lavoratori, gli strati popolari del paese, hanno ancora troppe poche effettive lotte di resistenza, e non hanno ancora un sindacato ed un partito che li rappresenti.

L’assemblea del 20 aprile è una proposta rivolta in primo luogo a tutte le situazioni operaie che continuano a resistere, per questo abbiamo simbolicamente voluto indirla all’Alfa di Arese, dove è viva una rilevante realtà operaia che continua a lottare, in una situazione di generale accerchiamento, mettendo a nudo un sistema di potere dove vanno a braccetto la FIAT, il capitale finanziario, i partiti, i sindacati, la falsa sinistra, i servizi segreti e la mafia.

In secondo luogo rivolgiamo la nostra proposta al sindacalismo di base e di classe, alla stessa minoranza FIOM, ed alle forze politiche di opposizione, per la formazione di una rete nazionale per la costruzione di un polo sindacale per il sindacato di classe e di un polo politico per il partito di classe. Come Slai Cobas siamo intenzionati a lavorare per andare a definire e concretizzare una prospettiva di classe con chiunque voglia sostenere, rafforzare ed organizzare la resistenza e la controffensiva dei lavoratori e delle masse popolari.

SLAI COBAS – COORDINAMENTO NAZIONALE – WWW.SLAICOBAS.IT – 3/4/2012

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AGGRESSIONE CONTRO DELEGATO SINDACALE SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE

Pubblicato da slaicobastrentino su aprile 6, 2012

Solidarietà dello Slai Cobas trentino al delegato dello Slai Cobas per il sindacato di classe di Bergamo oggetto di una vile aggressione a mano armata che poteva costargli la vita.
Slai Cobas del Trentino

riportiamo i comunicati pervenutici
___________________________________

COMUNICATO STAMPA

Delegato dello Slai Cobas per il sindacato di Classe vittima di un’aggressione a mano armata.

All’alba di oggi 03/04 M.B., un nostro delegato attivo nel magazzino Kuhene Nagel di Brignano Gera d’Adda è stato vittima di un agguato da parte di un uomo incappucciato, mentre, a bordo della propria auto, si apprestava a partire da casa per recarsi al lavoro. Solo grazie alla sua prontezza M.B. è uscito illeso da questa imboscata poiché, mentre accelerava per sfuggire all’aggressore, questo esplodeva un colpo di pistola che andava a conficcarsi nella carrozzeria dell’auto .

M.B., un attivista sindacale da anni impegnato sul fronte delle battaglie in difesa dei diritti dei lavoratori, dal maggio 2011 conduce, assieme ai colleghi del magazzino di Brignano organizzati nello Slai Cobas SC, una strenua lotta contro lo strapotere delle cooperative che gestiscono la logistica con metodi schiavistici, conquistando, grazie alla propria tenacia e determinazione, un notevole miglioramento delle proprie condizioni di lavoro.

Lo Slai Cobas SC e tutti i delegati esprimono massima solidarietà a M., auspicando che la magistratura faccia luce sull’accaduto in tempi brevi.

La lotta continua.

Sebastiano Lamera
Slai Cobas per il sindacato di Classe

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segue rassegna stampa:

Aggressione al sindacalista Parte il colpo di pistola

Paura a Bernareggio CommentiUn uomo ha volto corpo ha assaltato un giovane rappresante Slai-Cobas di una coop che opera in provincia di Bergamo. Parte un colpo di pistola accidentale che colpisce l’auto del sindacalista di Marco Dozio

Il Giorno
Bernareggio, 3 aprile 2012 – Colpo di pistola all’alba contro un sindacalista dello Slai Cobas. E’ successo questa mattina a Bernareggio, in via Dante, quando erano da poco passate le cinque. Un uomo a volto coperto ha aggredito un ragazzo romeno di 35 anni, delegato sindacale in una cooperativa di logistica che opera in provincia di Bergamo.

L’aggressore aveva con sé una pistola, dalla quale è partito accidentalmente un colpo che ha trafitto l’autosu cui si trovava il sindacalista. La vittima, illesa, è riuscita a scappare avvisando i carabinieri di Vimercateche ora stanno indagando per capire i motivi dell’aggressione. Non si esclude che possa essere legata all’attività sindacale svolta dal ragazzo. Sul posto i militari guidati dal Capitano Marco D’Aleo hanno rinvenuto un’ogiva, la parte anteriore del proiettile, che è stata posta sotto sequestro.

Bernareggio: colpo di pistola contro sindacalista
Un colpo di pistola è stato esploso questa mattina alle prime luci dell’alba a Bernareggio contro un sindacalista. Il fatto, la cui dinamica non è ancora del tutto chiara, è accaduto in via Dante. B.M., rumeno, residente in paese, rappresentante locale della sigla SLAI-COBAS, lavora nella cooperativa ISL Consorzio che opera nella bergamasca. L’uomo si stava recando al lavoro quando una seconda persona, pare col volto coperto, ha cercato di intrufolarsi nella macchina di cui era alla guida. Attimi di tensione. Nella concitazione dalla pistola dell’aggressore è partito un colpo. L’arma secondo le prime ricostruzioni non era impugnata ma tenuta in tasca. Il proiettile esploso ha trapassato lo sportello dell’auto dal lato del guidatore senza fortunatamente raggiungerlo; il lavoratore è riuscito ad allontanarsi e a dare l’allarme. I carabinieri della Compagnia di Vimercate sono accorsi sul posto, ma dell’aggressore non c’era più traccia. I militari hanno però raccolto un’ogiva che sarà analizzata. E’ possibile che il movente dell’aggressione sia da ricercare nell’attività sindacale del cittadino romeno.“

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TREVISO, COOPERATIVE LOGISTICA: PROCESSO PER MOBBING E MOLESTIE

Pubblicato da slaicobastrentino su aprile 5, 2012

riceviamo/pubblichiamo

COMUNICATO STAMPA – 3-4-2012 – RINVIATI A GIUDIZIO DUE CAPI REPARTO DELLE
COOPERATIVE OPERANTI NEI CAPANNONI GEOX PER MOBBING A SFONDO SESSUALE

Una operaia immigrata africana della provincia di Treviso e ns.iscritta,
operante nelle cooperative interne a Geox nel 2009 e attualmente in causa
anche per appalto illecito ed impugnazione di licenziamento (fa parte di un
gruppo di 4-5 vertenze di operai immigrati che hanno il processo iniziante
il 11 maggio a Treviso), ha visto il rinvio a giudizio dei due capi da lei
denunciati per mobbing sessuale. La lavoratrice ha denunciato che se non ci
stavi, il prezzo da pagare era il licenziamento. Ci sono state denunce e
verifiche e testimonianze, prima di giungere al processo, in cui la operaia
è assistita dall’Avv.Elisabetta Giacomelli, che ha visto la costituzione
delle parti e il rinvio per la discussione al prossimo mese di novembre.

Slai Cobas per il sindacato di Classe Marghera

Pubblicato in: MOBBING CONTRO I LAVORATORI, molestie contro lavoratrici | Lascia un commento »

Slai Cobas _ ASSEMBLEA OPERAIA NAZIONALE ALL’ALFA ROMEO DI ARESE Venerdì 20 aprile 2012

Pubblicato da slaicobastrentino su marzo 14, 2012

Contro le strategie parallele della Fiat di Marchionne e del governo Monti
per dare forza e ruolo all’opposizione operaia

ASSEMBLEA OPERAIA NAZIONALE ALL’ALFA ROMEO DI ARESE
Venerdì 20 aprile 2012 – ore 10.00

Da 13 mesi dura il presidio alla portineria sud ovest dell’Alfa di Arese dei lavoratori che da anni sono in lotta contro i licenziamenti di massa in atto nell’area (regalata all’epoca da Prodi agli Agnelli) e poi destinata dalla Fiat alla deindustrializzazione ed alla speculazione finanziaria ed immobiliare in funzione dell’EXPO 2015. E’ grazie a questa importante lotta condotta dallo Slai cobas che stanno venendo alla luce inquietanti e losche storie di mazzette e minacce mafiose che vedono coinvolti nella cricca trasversale della importanti gangli istituzionali e dei servizi da sempre usati dal fronte padronale in eversiva funzione antioperaia. La storia dell’Alfa di Arese anticipa quanto prospettato dalla Fiat per Pomigliano, Mirafiori e le fabbriche del gruppo.

Dopo aver colpito duramente l’intero sistema pensionistico pubblico, oggi il governo Monti si appresta a colpire ancor più duramente l’insieme dei lavoratori pubblici e privati con la trattativa in corso sulla deregolamentazione del mercato del lavoro, la liberalizzazione dei licenziamenti (art. 18) e la riforma degli ammortizzatori sociali. Una violenta controriforma già concepita dall’accordo interconfederale del 28 giugno 2011 firmato tra Confindustria e CGIL-CISL-UIL (poi recepito in legge all’art. 8 dalla successiva manovra economica del governo Berlusconi) che ha gravemente colpito la democrazia e la rappresentanza sindacale, affossato i contratti nazionali, derogato l’insieme dei diritti soggettivi e collettivi dei lavoratori e aggirato l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori (con la liberalizzazione dei licenziamenti per accordo sindacale, ). E’ questa, oggi, la tragica base di partenza della trattativa-farsa in corso tra il governo e CGIL-CISL-UIL, peraltro già pregiudicata nei suoi contenuti dal documento comune del 17 gennaio 2012 inviato dalle segreterie nazionali confederali al governo Monti in preparazione degli incontri odierni ed in cui si legge tra l’altro che “a partire dalle numerose crisi aziendali e settoriali i nuovi investimenti per rilanciare lo sviluppo saranno definiti sulla base dell’accordo del 28 giugno 2011”.

Un esempio per tutti: a luglio 2011 Fiat Pomigliano ha attuato cassa integrazione per due anni (fino a luglio 2013) per “cessazione dell’attività” dopo aver appaltato la produzione automobilistica a Fabbrica Italia Pomigliano che ha assunto 2.000 lavoratori e tagliato fuori circa 3.000 dei 5.000 addetti al ‘vecchio’ stabilimento. L’abolizione della “cassa” per cessazione di attività e mobilità oggetto delle trattative in corso governo/confederali metterebbe una pietra tombale sul prospettato licenziamento di 3.000 lavoratori di Pomigliano (poi toccherà alla newco di Mirafiori grazie all’accordo del 23 dicembre 2010) e, entro aprile, già espone a rischio-licenziamento ben 280.000 lavoratori addetti delle aziende in crisi – ed oggi in cigs in deroga – cui verrebbe negato i successivi ammortizzatori sociali di 2 anni di cassa per cessazione di attività e altri 4 per mobilità ed impedito, con la riforma Fornero, finanche la possibilità di pensionamento.

In ossequio alle strategie di macelleria sociale dettate dal grande capitale multinazionale economico e finanziario e forti dell’appoggio concertativo e trasversale dell’intero sistema politico-istituzionale, mediatico e confederale, la Fiat di Marchionne ed il governo Monti stanno perseguendo una inaudita svolta autoritaria sospendendo di fatto ogni residua parvenza di democrazia sindacale e politica e prefigurando un prossimo disastro economico e sociale ‘stile Grecia’ con piani e manovre “di classe” che puntano alla sconfitta epocale del movimento operaio ed allo sfascio di diritti, salari e stipendi dei lavoratori del settore pubblico e privato, dei livelli occupazionali nelle fabbriche Fiat ed in ogni luogo di lavoro e, con le privatizzazioni, dell’insieme delle tutele sociali e dei servizi pubblici.

Se Monti e Marchionne sono le due facce della stessa medaglia padronale, la tenuta operaia all’Alfa di Arese, Pomigliano e nelle fabbriche Fiat non solo rafforza la resistenza dell’intero movimento di lotta ma sarà determinante – e contribuirà comunque – alla configurazione di una possibile e necessaria prospettiva di cambiamento dei rapporti di forza, sindacali e politici, in fabbrica e nella società.

SLAI COBAS – coordinamento.nazionale@slaicobas.it – 14/3/2012
——————————-
SLAI COBAS
Sindacato dei lavoratori autorganizzati intercategoriale
Sede legale: via Masseria Crispi 4 / 80038 Pomigliano D’Arco NA / Tel. 081 8037023
Sede nazionale: Viale Liguria, 49 20143 Milano / Tel. 02 8392117

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9 MARZO, UNO SCIOPERO PRIVO DI CREDIBILITA’ E DI PROSPETTIVE

Pubblicato da slaicobastrentino su marzo 7, 2012

9 MARZO, UNO SCIOPERO PRIVO DI CREDIBILITA’ E DI PROSPETTIVE

Lo sciopero della FIOM del 9 marzo deve venire valutato non solo sulla base degli obiettivi che dichiara di proporsi e di voler perseguire, ma anche sulla base dell’intera politica portata avanti, nel corso degli anni da questa componente sindacale. Questo comporta anche la necessità di valutare se la stessa FIOM sia effettivamente in grado di garantire credibilità, incisività e prospettiva alle parole d’ordine dello sciopero. Nel caso di una risposta negativa i metalmeccanici, gravati anche da una precisa responsabilità nei confronti di strati più vasti di lavoratori, si troverebbero di fatto a dover scegliere tra due possibilità, da un lato investire risorse collettive in una battaglia che continuerà ad essere condotta male e che risulterà sempre più perdente, oppure assumere consapevolmente il dato che la pesantezza della crisi e dell’offensiva capitalistica, padronale e governativa pone di fronte a delle alternative secche e radicali: o rimanere schiacciati dall’iniziativa del capitale dei suoi governi e delle sue istituzioni o lavorare alla costruzione dell’iniziativa e dell’organizzazione indipendente, sia sul piano sindacale che su quello politico, degli operai, dei lavoratori e dei movimenti di lotta.

Si tratta quindi in primo luogo di valutare obiettivamente la politica seguita dalla FIOM negli ultimi anni. Questo da un lato a fronte all’attacco della FIAT e del capitale, dei padroni e delle banche, dei governi e delle varie forze politiche di potere, il tutto supportato dai sindacati confederali, e dall’altro a fronte ai crescenti tentativi padronali e governativi di limitare, anche attraverso lo stesso attacco all’art.18, i margini di manovra e l’agibilità politica e sindacale di questa componente sindacale. Ed è qui che non si può non rilevare come la FIOM abbia sempre operato come una componente portante della CGIL. Evitando sempre di rompere l’unità interna e supportandone sostanzialmente ed in modo decisivo tutte le scelte ha sempre dimostrato di non essere disposta a sottrarsi alla linea ed ai condizionamenti di tale sindacato. E’ così che ha anche favorito le sconfitte che si sono susseguite nel corso degli anni sul piano degli interessi, dei diritti e delle condizioni di vita e di lavoro dei lavoratori. Il tutto sino alla situazione attuale in cui la stessa contrattazione nazionale e l’intero statuto dei lavoratori sono già di fatto derogabili dai padroni e dai sindacati confederali.

In secondo luogo si tratta di considerare se la stessa FIOM possa comunque oggi garantire credibilità, incisività e prospettiva per lo meno alla lotta per la difesa dello Statuto dei lavoratori e della contrattazione nazionale. Nella situazione attuale una lotta effettiva in rappresentanza anche solo di alcuni interessi di fondo della classe operaia non solo è incompatibile con l’internità alla CGIL, ma è anche impossibile da attuarsi senza una precisa disponibilità politica ad operare per la rottura della pace sociale e per la relativa apertura di una prospettiva di scontro frontale tra le classi sociali. Da questo punto di vista la FIOM è del tutto interna alla società civile ed al quadro politico e sociale dominante. Come tale è costretta dalla propria concezione, dalla propria linea e struttura organizzativa, dal tipo di quadri e di legami con i partiti di potere e con le istituzioni, dagli interessi e strati sociali a cui è principalmente legata, ad operare da un lato per suscitare iniziative dei lavoratori da usare come merce di scambio per tentare di salvaguardare e migliorare -anche nella stessa CGIL- i propri margini di contrattazione e spazi di potere, e dall’altro per passivizzare, dissipare e tradire, tutte le lotte dei lavoratori che possano minacciare, espandendosi e radicalizzandosi, di andare ad acquisire un significato politico e di diventare portatrici di una prospettiva di fuori-uscita proletaria e popolare dalla crisi capitalistica.

Se è dunque vero che ogni mobilitazione dei lavoratori, ed i particolare degli operai, è un occasione per lo sviluppo di elementi di coscienza di classe, è anche vero che lo sciopero del 9 marzo rischia nel complesso di diventare controproducente nel momento in cui cerca di presentarsi, per tutti i lavoratori e per l’intera opposizione politica e sociale, come una rilevante iniziativa e scadenza di lotta. Il 9 marzo è in realtà un operazione funzionale alla volontà di rilanciare un blocco politico e sociale che, conciliando da una parte con la CGIL e di fatto, tramite essa, con gli stessi sindacati confederali, il PD e persino con lo stesso governo Monti, dall’altro si proponga di far convergere FIOM, sinistra sindacale ed istituzionale (da SEL al PRC), settori portanti del sindacalismo di base (si pensi alla scelta incomprensibile ed errata dell’USB di aderire allo sciopero FIOM del 9 marzo) sino a certi settori della sinistra movimentista ed antagonista. Un blocco che operando per mettere al centro una fallimentare prospettiva di presenza di ricostruzione di una “nuova sinistra” mira anche a blindare sotto il profilo egemonico il “territorio politico-sociale” con l’obiettivo di inglobare, vampirizzare e passivizzare le dinamiche sociali, politiche e soggettive di classe.

Proprio lo sciopero del 9 marzo va quindi anche letto sotto questo duplice profilo, quello rappresentato dal tentativo di ricostruire una sinistra istituzionale, oggi allo sfascio, e quello di rivitalizzare questa stessa prospettiva, anche con il fine di garantirgli uno sbocco a livello parlamentare, con l’inserimento di forze nuove provenienti da settori dei movimenti (si pensi agli ‘indignados’, a quello dell’acqua, dei “beni comuni” e persino del NO TAV) e da settori del sindacalismo di base (dalla confederazione cobas sino alla oscillante USB).

Si tratta di un’operazione e di una prospettiva con cui i lavoratori e tutte le forze sindacali e politiche di classe devono rompere con grande chiarezza e decisione. Si tratta di ostacolare un tentativo che è volto a rinforzare un’egemonia nel movimento politico, sociale e sindacale di opposizione che, dal punto di vista dei lavoratori, è fallimentare o persino controproducente.

Tutto questo significa che oggi contro questa prospettiva bisogna porre al centro la costruzione di un polo sindacale e politico di classe capace di rappresentare in modo coerente, determinato e radicale, gli interessi e l’iniziativa di opposizione e di lotta degli operai, dei lavoratori e dei movimenti di lotta, sapendo che tutto questo è inscindibile dalla necessaria e vitale apertura di una nuova fase di irriducibile scontro di classe. Questa costruzione va oggi costruita attraendo e collegando tutte le migliori forze operaie, quelle sindacali e quelle politiche di classe, verificandone i passaggi di convergenza nella pratica di fronte ai lavoratori, praticando e promuovendo la democrazia proletaria e rompendo con ogni settarismo.

SLAI COBAS TRENTINO
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Da un ex dipendente della ditta Edilmarket Tramontin : lettera di scuse a Giuseppe Caldini

Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 29, 2012

riceviamo e pubblichiamo volentieri la lettera esemplare di un operaio che ha deciso di ravvedersi dopo essersi malaguratamente schierato con il padrone
Slai Cobas Trentino

Salve sono un ex dipendente della ditta Edilmarket Tramontin, dove ho lavorato per ben 13 anni, scrivo questa lettera perchè è da un pò che la mia coscienza mi spinge a farlo ed ora è arrivato il momento! Dunque vi ricordate la storia di mobbing in cui era stata coinvolta la ditta, e la lettera che i dipendenti scrissero per solidarietà alla stessa?

Ora vi spiego: io per ultimo  ho firmato la lettera in questione, perchè sapevo che quella lettera era solo un modo per non avere problemi all’interno della ditta, dai non è un mistero, si sa che queste cose si fanno solo per “quieto vivere”, è una scelta obbligata, ed ora che non lavoro più per loro mi sento in dovere di chiedere scusa a Giuseppe, e mi dissocio a pieno titolo da quella lettera, perchè in quel periodo quando lui fu vittima di questi fatti, il responsabile del magazzino di Lamar dove ero operaio io, mi disse apertamente e chiaramente di non parlare con Giuseppe perchè ritenuto una persona cattiva… di colpo ho pensato boh… ma poi io l’ho sempre salutato lo stesso, ora dire che nella ditta il mobbing verso lui è stato un caso isolato è TUTTO FALSO. La persona cattiva non è certo Giuseppe, e tanti altri ex dipendenti come me lo sanno bene.
..
Con questa lettera che spero di cuore mi venga pubblicata, spero anche che venga presa in considerazione per aiutare Giuseppe ad avere il risarcimento che merita.

www.youreporter.it/video_MOBBING_DA_EDILMARKET_TRAMONTIN_TN_E_LA_VERITA

 

Hasanagic  Muamer

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SOLIDARIETA’ A TUTTI I LAVORATORI E LE LAVORATRICE DELLA ARCESE TRASPORTI SPA IN LOTTA!

Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 28, 2012

SOLIDARIETA’ A TUTTI I LAVORATORI E LE LAVORATRICE
DELLA ARCESE TRASPORTI SPA IN LOTTA!

Il Sindacato di Base Multicategoriale di Trento esprime pubblicamente la propria solidarietà ai lavoratori ed alle lavoratrici dell’ARCESE TRASPORTI SPA di Arco/Rovereto, da oggi in sciopero davanti ai cancelli dello stabilimento aziendale roveretano della multinazionale di autotrasporti.
E’ giunto il momento della lotta e della denuncia.
I sindacati di regime, CGIL-CISL-UIL, hanno vergognosamente tenuto nascosta la procedura di licenziamento collettivo avviata dalla dirigenza Arcese per 250 lavoratori lo scorso 30 gennaio 2012. Non solo: hanno avallato in silenzio due anni di cassa integrazione guadagni ordinaria, gestita autonomamente dalla direzione (ultimamente un lavoratore è stato collocato in cassa perché doveva attendere la data della visita avanti il medico competente per l’idoneità al lavoro!): Hanno sottoscritto, per l’unità di Rivalta di Torino la CIGS per un anno (dal 14/02/2011 al 13/02/2012) ed ora la vorrebbero per l’unità produttiva trentina. Scaricare sul pubblico il costo del lavoro mentre il magnate dei TIR s’arricchisce in Slovacchia ed in Romania.
Non una sola denuncia per controbattere ad Arcese che nel 2011 ha lavorato per aprire in Romania e spostare in quello stato la sede legale ed i lavoratori, ovviamente lavorando qui.
E poi, sui media, ha il coraggio di parlare della concorrenza dell’est europeo! Arcese è la concorrenza dei paesi dell’est europeo e, come lui, tutte le imprese italiane “esterovestite” (Corriere Rosa, Martinelli trasporti, Pedot Autotrasporti, Sae spa, ecc.).
Restituisca tutti i milioni di euro ed i miliardi di lire ottenuti, sotto forma di finanziamenti di leasing mobiliare, lease-back, ecc., dalla Provincia Autonoma di Trento e di CIGO, CIGS, ecc.dallo Stato Italiano. Poi se ne può andare dove vuole…
Questo “self made man”, con i soldi pubblici… amico del potente democristiano Giulio Andreotti ed amico dei potenti d’ogni risma.
Il S.B.M. è al fianco dei compagni della confederazione COBAS che hanno avuto forza e coraggio di organizzare la lotta. E’ giunto il momento di boicottare ARCESE…

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PERCHE’ I SERVIZI SEGRETI per licenziare gli operai?

Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 25, 2012

Da il settimanale “Settegiorni” del 24 febbraio 2012.
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Arese – Innova Service:
PERCHE’ I SERVIZI SEGRETI per licenziare gli operai?

ARESE(bbi) I 70 lavoratori Alfa Romeo di Innova Service,
licenziati esattamente un anno fa da Angela di
Marzo e da allora in presidio permanente alla portineria
sud ovest del complesso, hanno vissuto quello che si
spera possa essere una svolta nella loro vicenda. Settimana
scorsa si è assistito infatti, all’allontanamento
dal sito industriale dei dipendenti Ismi, società di Angela
di Marzo, responsabile della gestione e manutenzione
delle portinerie dell’ex Alfa con posti di blocco dei
carabinieri e lunghe code di camion davanti alle portinerie,
rimaste chiuse per circa un’ ora. Al posto
dell’lsmi subentra l’Ivri, alla quale sarebbe
stato affidato il nuovo incarico. «Il fatto che la società
della Di Marzo sia stata allontanata dall’area, è positivo.
Potrebbe essere un passo in avanti se all’lvri si
sostituissero nella gestione delle portinerie i lavoratori
illegittimaménte, secondo il Tribunale, licenziati dalla
stessa Di Marzo – sostiene Renato Parimbelli, dello
Slai Cobas. Non sembra un caso che questi avvenimenti
siano concomitanti alla quinta udienza del processo
microspia contro Angela di Marzo, il fratello e Lorenzo
Fabbrizzi, capo del personale di Innova Service, accusati
di aver installato una microspia nell’ufficio di
Giuseppe Sala, ex direttore generale di Palazzo Marino e
amministratore delegato di Expo 2015. Da questa udienza
è emerso che la Di Marzo – responsabile della Innova
Service – lavora presso un corpo Nato a Solbiate Olona,
comando multinazionale utilizzato per interventi in
aree di crisi. I Cobas giustamente si domandano:
“«Come mai questi personaggi da servizi segreti ad
Arese per licenziare? e soprattutto, chi li ha messi lì?».

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LICENZIAMENTI DI MASSA ALLA EUROCOIBENTI E ALLA ISOLSUD

Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 25, 2012

riceviamo/diffondiamo

Siamo all’epilogo del teatrino messo in piedi in Fincantieri a Marghera per liberarsi di 150 operai oramai già spremuti dal lavoro e troppo sindacalizzati:

annunciati i licenziamenti di massa alla Eurocoibenti e alla IsolSud
E’ da oltre un anno che Eurocoibenti, o meglio l’allora suo amministratore e fondatore Giuseppe Corradengo, ha annunciato la messa in liquidazione della società.

Una società che ha vissuto per oltre 10 anni dentro Fincantieri in appalti di fatto irregolari, con modalità esecutive e direzionali tali da costituire di fatto una gallina dalle uova d’oro per Fincantieri, e per le società. oltre che per la Eurocoibenti stessa, che hanno “gestito” interposizione fittizia di manodopera in maniere diverse lungo oltre un decennio.

Una società quasi leader in italia nel settore navale, la Eurocoibenti, attiva a Palermo, ad Ancona, a Monfalcone, oltre che a Marghera, che “CHIUDE”, probabilmente per riaprire dopo, a cose fatte. Analogo passaggio per la ditta gemella, Isol Sud. Operai di Palermo, come la sede delle due società, e in gran parte, del Bangladesh.

L’ostacolo, per questa operazione del tutto malandrina verso i lavoratori che resteranno a casa, per essere un domani sostituiti da altri, più giovani e meno sindacalizzati, era costituito da un lato dal “ciclo produttivo” di Fincantieri a Marghera, che prima che terminasse una nave Costa, ne iniziava un’altra.

Ora, nonostante otto nuovi ordini di inizio 2011, ne sono partite solo tre.

A Marghera si è voluto attendere.

E’ cambiato il management, (ma non il capo dell’ufficio del personale di Marghera), di modo da non poter essere criticato alcun dirigente, si è parlato di crisi, si è data copertura alla cassa integrazione da parte dei media che hanno di fatto coperto il management “privatizzato” nella logica, della impresa PUBBLICA Fincantieri.

Così il “vuoto produttivo” è diventato da una parte una mossa precisa per permettere a molte aziende di chiudere in sordina, usando “cassa integrazione in deroga”, peraltro senza copertura INPS per mesi e mesi, con i lavoratori immigrati spinti ad abbandonare l’Italia, dall’altro, un “banco di prova” di come per l’ennesima volta ma in forma diversa, costruire un dissipamento del PATRIMONIO PUBBLICO NAZIONALE.

Infatti, Fincantieri è estremamente presente negli “States”, dove fa profitto in campo militare, commerciale ed in vari siti e situazioni.

Quindi a Fincantieri non interessa che i siti italiani perdano quattrini o vengano dissipati.

Logica da management, NON LOGICA NAZIONALE.

NON LOGICA DI IMPRESA.

La Fiom si è battuta male e poco contro tutto questo. Vero è che ci sono state le rivolte a Castellammare, a Palermo, a Genova, e numerose lunghe lotte anche a Monfalcone e Marghera, ma non c’è stato lo sputtanamento del RAZZISMO e dello SCHIAVISMO sotteso a queste scelte, tese appunto a riprendere SENZA INTRALCI, DOPO, con “carne fresca” e soprattutto, senza Cobas tra le palle.

La ns.estensione è notevolmente cresciuta, apriamo vertenze ora anche a Monfalcone e Genova, tra mille ostacoli certo, ma con una crescente coscienza di vari settori e di più nazionalità, di lavoratori immigrati.

Ma senza alcun appoggio, se non, a volte, da dove non te lo aspetteresti certo.

Ora il caso Eurocoibenti punta all’INEVITABILE SOLUZIONE della “mobilità”.

Siamo contrari.

Eurocoibenti la invitiamo a recedere dalla scelta fatta, che secondo noi era già stata annunciata sia nel settembre-ottobre-novembre 2010, con fraudolente casse integrazioni finalizzate addirittura al licenziamento di lavoratori in aspettativa all’estero, sia nel dicembre 2010, sia con l’annuncio nella primavera 2011 di 30 esuberi (e poi i numerosi contratti a tempo determinato alla Isol Sud a lavorare insieme, a dimostrarne la strumentalità).

Motivo per cui vi erano state numerose azioni antisindacali da parte di Eurocoibenti, sempre negate e sempre ricamuffate in avanti da Eurocoibenti, passando per le rotture annunciate con Fincantieri e Isolfin Romagnola, poi per i licenziamenti politici di Pietro e Faruk, poi per le conciliazioni monocratiche su numerosi ammanchi in busta paga a marzo-aprile-maggio 2011, infine con la annunciata disponibilità alla cassa integrazione, per giungere oggi all’annuncio della procedura di licenziamento collettivo. Fittizia, irregolare, illecita.

La lotta è stata frenata dal ruolo assunto dalla Cgil, che di fatto è stato funzionale a contenerla anziché a spingerla laddove avremo voluto noi, proprio per evitare questo epilogo di questa messinscena.

Ci auguriamo ancora, che si possa giungere al mantenimento dell’organico ed alla CIG, con tutte le garanzie di anticipazione possibili ed impossibili, anche alla luce dell’ottimo anche se tardivo risultato annunciato oggi per gli operai della Nuova Pansac.

Ma in ogni caso, la verità è questa.

Questo epilogo è stato curato e preparato con cura, un lavoro di 18 mesi per giungere a lasciare per strada 120 lavoratori di Eurocoibenti e almeno 30 di Isol Sud.

Il nostro compito non finisce qui.

Nè si concluderà in relazione all’incontro sindacale previsto in Provincia il 7 marzo, dopo che Eurocoibenti ha disdetto quello del 20 febbraio (2°sciopero questo mese) successivo all’incontro del 9 febbraio in cui c’è stato il presidio e l’incontro con tavoli separati in Provincia a Mestre.

Sia che Cgil punti ancora i piedi per escluderci dalla riunione, sia che qualcun altro, chissà perché, ci venga a dire che c’è stato l’accordo sulla mobilità, a tavolino, dalla solita os di turno confederale.

Siamo contro il licenziamento di questi lavoratori. E’ un delitto.

Abbiamo già annunciato a Fincantieri ed a tutte le ditte coinvolte che procederemo con i ns.studi legali anche nei loro confronti per qualsiasi mancanza economica e soprattutto per il posto di lavoro. Questo infatti è un appalto illecito. Giunti a questo punto è ciò che emerge con chiarezza.

La lotta continua.

SLAI COBAS MARGHERA per il sindacato di classe

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Arcese licenzia in Italia, assume in Romania e prende soldi pubblici

Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 24, 2012

segnaliamo il seguente link e riportiamo il relativo articolo

http://www.linkiesta.it/arcese-romania

24 febbraio 2012 – 08:35

Inchiesta
Arcese licenzia in Italia, assume in Romania e prende soldi pubblici
Andrea Moizo

A lanciare l’allarme sono i sindacati: Arcese, azienda trentina dell’autotrasporto, una delle più grandi in Italia, licenzia circa un quarto dei dipendenti italiani mentre usufruisce di aiuti pubblici e, soprattutto, mentre assume in Romania. L’azienda, che dovrebbe chiudere il terzo bilancio in rosso, per ora non commenta, né parla la Provincia di Trento. Ma intanto il Senato aiuta il settore del trasporto su gomma a non subire la concorrenza di quello su rotaia.

24 febbraio 2012 – 08:35

L’allarme è partito pochi giorni fa dal responsabile del Sindacato di Base Multicategoriale di Trento, Fulvio Flammini: Arcese Trasporti Spa, con sede ad Arco (Trento) una delle più grandi società italiane di autotrasporto, guidata da Eleuterio Arcese, presidente di Anita (associazione di categoria aderente a Confindustria), «ha avviato lo scorso 30 gennaio le procedure di licenziamento collettivo per 190 autisti, 10 operai e 50 impiegati, praticamente un quarto dei dipendenti (in Italia sono circa 1.100, 4mila in tutto il mondo, nda)».

Consapevole che la crisi del settore è forte, Flammini ha tuttavia sottolineato almeno tre aspetti peculiari dell’iniziativa: «Ci sono voluti 20 giorni perché, indirettamente, venissimo a sapere che Arcese – seguendo la normativa che prevede che in caso di richiesta di mobilità l’azienda convochi solo le sigle firmatarie del contratto nazionale – aveva, per avviare la procedura, già incontrato due volte a Roma (8 e 17 febbraio) i responsabili di Cgil, Cisl e Uil. Che evidentemente non hanno ritenuto opportuno comunicare alla totalità dei dipendenti che un quarto di loro rischia il licenziamento». Un comportamento dei sindacati maggiori che Flammini riconduce ai dissidi fra le associazioni dei lavoratori in seno ad Arcese: «Sono mesi che, insieme agli altri sindacati di base (Slai Cobas e Confederazione Cobas) cerchiamo di eleggere le Rsu, subendo il boicottaggio della “triplice”, che, consapevole di essere minoritaria, continua a ostacolare la nomina».

Giuseppe La Pietra, responsabile provinciale di Fit Cisl (la sezione del sindacato dedicata ai trasporti) ha replicato a Flammini, sostenendo che «non è stato comunicato nulla per il semplice fatto che l’azienda non ha presentato un preciso piano di impresa: non avendo dati certi, non potevamo dare notizia di alcunché, anche perché la procedura di mobilità non è stata da noi accettata e non è partita. Nel secondo incontro, quindi, il tavolo è saltato e adesso aspettiamo una convocazione dal Ministero, dopo che la Provincia non ci ha invitato al vertice organizzato con l’azienda (il 21 febbraio, nda)».

Il rapporto fra la Provincia di Trento – nello specifico rappresentata dall’assessore all’Industria Alessandro Olivi – e Arcese è proprio il secondo aspetto peculiare evidenziato da Flammini, ricordando l’operazione di leaseback con cui l’ente nel 2009 comprò da Arcese per 18,6 milioni di euro un’area di 47mila mq per poi riaffittarla all’azienda. Come ricordato dalla Provincia stessa (pag.45), l’operazione mirava allo sviluppo del traffico su rotaia e vincolava l’azienda a mantenere 791 dipendenti nelle sue sedi in provincia di Trento. «Sorvolando sulle modalità con cui si è mascherato un contributo pubblico ad un’azienda del territorio in crisi, questa è la ragione» ha commentato Flammini «per cui chiediamo innanzitutto che la Provincia faccia pressione perché Arcese, prima della mobilità, faccia richiesta di misure più idonee a garantire la salvaguardia del lavoro, come ad esempio la cassa integrazione straordinaria (fra una settimana terminerà quella ordinaria per 168 dipendenti, nda), e secondariamente che pretenda da Arcese la restituzione dei 18,6 milioni, essendo venuta meno la clausola del mantenimento dell’occupazione. Se ciò non avverrà denunceremo il fatto alla procura competente e poi ci rivolgeremo anche all’Inps per le ‘strane’ casse integrazioni che in Arcese hanno preceduto i licenziamenti».

Il riferimento alla procedura di cassa integrazione ordinaria in essere, avviata due anni fa, chiama in causa il terzo punto oscuro della vicenda. Sia Flammini che il collega Antonio Mura (in un’intervista al Trentino), infatti, hanno affermato che, a fronte dei tagli operati da Arcese da tre anni a questa parte nella forza lavoro italiana, soprattutto fra gli autisti, la società avrebbe cominciato a cercare e ad assumere personale comunitario, ma proveniente da paesi esteri (Slovacchia e Romania in particolare), immatricolando molti dei suoi mezzi in paesi in cui sono state aperte apposite filiali (l’ultima in Romania). Il che stonerebbe con i soldi che il contribuente (attraverso l’Inps) spende per pagare il personale di Arcese in cassa integrazione.

Difficile naturalmente trovare conferme ufficiali a tale pratica. Certo che a farsi un giro fra i forum dei camionisti rumeni e i siti di annunci di offerte di lavoro a Bucarest e dintorni parrebbe che presso Arcese Transport Srl (società di diritto rumeno con sede a Cluj) le assunzioni siano fioccate, anche in tempi recenti (si veda ad esempio qui, qui e qui).

L’azienda – che dovrebbe chiudere il terzo bilancio negativo di fila (-16,8 milioni di euro nel 2009 e -19,6 l’anno dopo) con un fatturato in calo (circa 250 milioni contro i 288 del 2010) – ha per ora mantenuto il riserbo: «Preferiamo non commentare. Stiamo cercando di uscire da questa situazione tutelando il più possibile i dipendenti e un gruppo che dà lavoro non a 250 persone, ma a 4mila» ha commentato Aurora Arcese. Nonostante un giorno e mezzo di approcci con il suo ufficio stampa l’assessore Olivi non ha invece trovato il tempo di rispondere alle nostre domande e di fornire un resoconto del meeting con l’azienda.

A proposito di politiche per l’intermodalità e dello switch dalla gomma alla rotaia, è curioso (quanto forse intempestivo), infine, che proprio Anita abbia diffuso questo comunicato: «La Commissione Esteri del Senato ha votato un provvedimento che conferma la volontà dell’Italia di escludere le infrastrutture per il trasporto dall’accordo internazionale che tutela il sistema ambientale alpino. Siamo soddisfatti che il Senato abbia confermato la decisione assunta dalla Camera nel 2010, sostenuta dal precedente Governo e dalla Consulta generale per l’autotrasporto e la logistica. Si tratta di un risultato importante che auspichiamo venga approvato definitivamente in aula», ha dichiarato Eleuterio Arcese, presidente di Anita. «La ratifica del Protocollo trasporti comporterebbe la rinuncia del nostro Paese alla costruzione e al potenziamento delle infrastrutture stradali sulle Alpi, con inevitabili ripercussioni sul traffico stradale dell’arco alpino, già penalizzato da misure restrittive di transito. Una limitazione al traffico stradale di merci, in assenza di una valida alternativa ferroviaria, penalizzerebbe non solo l’autotrasporto ma l’intero sistema economico italiano».

Speriamo che prossimamente Arcese possa spiegare anche quale parte dei soldi necessari a costruire «una valida alternativa ferroviaria» sulle Alpi, da decenni mancanti, venga ogni anno spesa dallo Stato per tenere in piedi i bilanci delle aziende di autotrasporto

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LICENZIAMENTI ARCESE: SBM, secondo comunicato stampa

Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 21, 2012

Spettabili Redazioni,

pare che la nostra denuncia di ieri, che svelava una trattativa segreta fra la dirigenza ARCESE e CGIL-CISL-UIL di categoria sui 250 licenziamenti previsti per i prossimi giorni, abbia sollevato un vespaio.

Chi dichiara che si sta lavorando in sede sindacale per una soluzione mediata a favore del “patrimonio umano, chi afferma che si passerà alla Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria e poi si vedrà fra 12 mesi, chi vuole capire il piano d’impresa ed altre amenità.

 

Restano, però, due cose incontrovertibili dopo la nostra pubblica sortita:

a) se non denunciavamo ieri sera la vicenda ai mass media, tutto sarebbe passato in sordina. Un colosso dell’autotrasporto merci (ARCESE TRASPORTI), l’equivalente della FIAT per l’industria automobilistica - il cui titolare è capo degli autotrasportatori di Confindustria (Eleuterio Arcese) ed amico di Emma Marcegaglia (con la quale è in affari, visto che effettua trasporti per conto della di Lei società) – licenzia 250 lavoratori ed i sindacati ufficiali non convocano prima un’assemblea, non dicono nulla ai loro rappresentati, fanno ben due trattative (praticamente) segrete a ROMA.

Non è mai esistito nella storia sindacale che, a fronte di massicci licenziamenti, CGIL-CISL-UIL tengano tutto segreto!

A meno che le finalità non siano altre…

b) appena la notizia dei licenziamenti è divenuta di pubblico dominio, i protagonisti (azienda e sindacati) sono entrati in fibrillazione. Ora partono le convocazioni in Provincia (leggasi assessore OLIVI) per capire cosa stia succedendo, CGIL-CISL-UIL fanno la corsa a dichiarare che “salveranno” i lavoratori, dopo aver loro nascosto la verità. Il direttore del personale - adesso tutto conciliante nelle dichiarazioni ai mass media (quelle sulla tutela del ”patrimonio umano” o “patrimonio di autisti“, quasi stesse parlando d’una specie in via d’estinzione o d’una pianta rara!) - non dice che negli incontri rispettivamente tenutisi a Roma mercoledì 8 febbraio 2012 e venerdì 17 febbraio 2012 ha espressamente dichiarato per iscritto: “L’azienda ha fermamente ribadito ed ulteriormente illustrato la sussistenza degli esuberi così come illustrati, insieme alle relative motivazioni, nella lettera di apertura della procedura” per i 250 licenziamenti (verbale 8/2/12); e pochi giorni dopo: “L’azienda ribadisce le cause che hanno prodotto l’eccedenza di personale e dichiara che non sussistono i presupposti per porre in essere le misure richieste che ritiene inidonee a risolvere la situazione di eccedenza di personale attualmente esistente, come ampiamente illustrata nella lettera di apertura della procedura” per i 250 licenziamenti (verbale 17/2/12).

Ora le ipotesi sono due. O il direttore mente ai mass media (e, in Italia, sai che novita?), visto che in sede sindacale ha dichiarato esattamente il contrario di quanto riferito ai giornalisti, oppure stanno preparando qualcos’altro che non deve essere conosciuto pubblicamente. E ciò spiegherebbe la trattativa tenuta nascosta!

La vergogna più grande – su questo punto insistiamo! - sono però i comportamenti di CGIL – CISL – UIL: 250 licenziamenti tenuti nascosti! Ma dove siamo arrivati? I confederali difendono o non difendono i lavoratori? Chi – fra Loro addetti all’informazione – hanno mai avuto cognizione in Trentino di tanti licenziamenti tenuti nascosti dal sindacato? I sindacati in genere dovrebbero lanciare allarmi, coinvolgere la politica e l’opinione pubblica, denunciare … e, se proprio capita, magari anche lottare! Ma questi hanno celato ogni cosa e si sono anche nascosti o negati!

Noi, come sindacato di base multicategoriale, non lanciamo proclami di guerra. Ma sicuramente, se la PAT non dovesse riprendersi tutti i soldi pubblici regalati ad Arcese per salvare l’occupazione, una bella denuncia alla procura competente non gliela leva nessuno! E poi denuncia anche all’INPS per le “strane” casse integrazioni che in Arcese hanno preceduto i licenziamenti! Questa volta per il colosso (di sabbia) arcense non ci sarà un vertice romano che correrà in suo aiuto!

SINDACATO di BASE MULTICATEGORIALE

Via Giacomo Matteotti n. 14

38122 – TRENTO

cellulare 349/5366000

telefono 0461/934930

e-mail: sbm.trento@yahoo.it

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LICENZIAMENTI ARCESE: SBM, primo comunicato stampa

Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 21, 2012

primo comunicato di domenica sera
 
 
SINDACATO di BASE MULTICATEGORIALE
 
Via Giacomo Matteotti n. 14 – 38122 TRENTO (TN)
 
Telefonia mobile: 349/5366000 – telefax: 0461/934930
 
 
 
 
Trento, 19/02/2012
 
 
COMUNICATO STAMPA URGENTISSIMO!!!
 
Lo scorso 30 gennaio 2012 Arcese Trasporti spa ha avviato le procedure di licenziamento collettivo per 190 autisti, 10 operai e 50 impiegati “tutti iscritti al libro matricola presso le unità produttive di Arco (TN), Rovereto (TN),…” con massima velocità e segretezza, e lontano dal territorio, la direzione dell’Arcese e le categorie di CGIL CISL e UIL lo scorso 17 febbraio hanno già concluso a Roma le procedure  previste dalla legge n.223 del 1991 (norme sui licenziamenti collettivi e sulla mobilità). La velocità con cui si è conclusa questa prima fase delle procedure è alquanto sospetta, anche perché tutt’ora vi sono 168 lavoratori Arcese in cassa integrazione sino a fine febbraio.
 
Come sempre, in ogni operazione che coinvolge il gruppo Arcese, c’è qualcosa di sospetto.
 
Innanzitutto a settembre del 2009 la P.A.T. ha sottoscritto con il colosso arcense un’operazione di lease-back per un valore complessivo di 18,6 milioni di euro a carico della pubblica amministrazione. L’assessore provinciale Olivi per l’occasione si era così espresso: “l’operazione sul sito [Arcese] di Rovereto, oltre ad offrire sostegno alla più grande azienda dell’autotrasporto oggi presente in Trentino, che con questa operazione radichiamo ancor più al territorio grazie soprattutto alla forza lavoro che si impegna a mantenere, si inserisce nell’insieme di misure pensate dalla Provincia per rilanciare il settore dell’autotrasporto”. In realtà un bel finanziamento pubblico provinciale alla faccia delle direttive U.E. e nessun mantenimento dell’occupazione!
 
Ma c’è di più. Pochi giorni fa la Confederazione Cobas denunciava il silenzio della direzione aziendale e di CGIL CISL e UIL sulle elezioni per le RSU nelle unità produttive trentine da questa attivate; anzi, veniva denunciato un vero e proprio boicottaggio alle libere elezioni dei rappresentanti dei lavoratori. Ora tutto è più chiaro. Vista la forza dei sindacati di base in Arcese, sarebbe stato molto rischioso per la direzione aziendale di Arco trovarsi fra i piede veri sindacalisti e non marionette a suo servizio. E’ sufficiente la perdita di Giovanni Bossini!
 
Ora intervenga la provincia e l’assessore Olivi: si rifacciano ridare i 18,6 milioni di euro con gli interessi e impongano all’azienda di non smantellare l’organico delle maestranze presente in Trentino.
 
Proponiamo a tutti i Sindacati di base un grande sciopero con occupazione degli stabilimenti aziendali per impedire il trasferimento dei beni mobili in Romania, Slovacchia e Polonia.
 
Per maggiori informazioni chiamare FULVIO FLAMMINI al numero 3495366000.
 

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SBM, comunicato stampa su attività antisindacale UNIFARM SPA TRENTO

Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 18, 2012

UNIFARM spa di Trento, sei società controllate ed otto partecipate, è “il più completo, aggiornato e personalizzato servizio alla farmacia”, che in 40 anni di vita ha aumentato di 20 volte il capitale sociale, di 300 volte il fatturato consolidato, di 10 volte il proprio personale dipendente ed i soci da 10 a 500.
Un mostro del capitale che, però, non rispetta i diritti sindacali sanciti dalla costituzione e dallo statuto dei lavoratori nei confronti dei sindacati di base. Negli ultimi mesi, alcuni lavoratori e lavoratrici stanchi dell’operato di CGIL-CISL-UIL, hanno deciso di rivolgersi al Sindacato di Base Multicategoriale per rivendicare i loro diritti.
Così, a dicembre u.s., una decina di loro hanno azionato una controversia di lavoro contro la società per vedersi riconoscere l’aumento di livello economico e gli arretrati di stipendio.
Cosa fa la “ricca” e “prestigiosa” UNIFARM SPA ?  Anziché risolvere in sede negoziale la controversia, la direzione dell’azienda decideva la linea del silenzio sulla questione (a fronte dell’invio di ben due lettere trasmesse dal sindacato ed una dallo studio legale del sindacato stesso, NESSUNA RISPOSTA!). In compenso iniziava una vera e propria “guerra psicologica” contro i lavoratori e le lavoratrici associati al sindacalismo di base.
Iniziano a sparire i comunicati sindacali (ultimi in ordine di tempo, quelli sullo sciopero nazionale del 27 gennaio 2012 e sul convegno del 4 febbraio 2012 organizzato da S.B.M. e SLAICOBAS del Trentino), viene impedito ai militanti sindacali di girare fuori servizio fra i reparti per ostacolare il proselitismo; ad una dipendente in maternità le viene negata l’ultima parte del periodo di assenza obbligatorio per legge, dichiarandola assente arbitraria e decurtandole la retribuzione; altro dipendente viene “invitato” a cancellare la propria adesione dal sindacato; le quote sindacali – la cui trattenuta in busta paga viene effettuata mediante cessione di credito – vengono dimenticate sulle tredicesime mensilità del personale dipendente iscritto a S.B.M.; il materiale di propaganda sindacale arbitrariamente sequestrato, seppur richiesto, non è stato restituito.
Tutto questo avviene mentre langue la trattativa sul rinnovo del contratto aziendale, oramai scaduto, e – vox populi, sed vox dei – i delegati sindacali di CGIL-CISL-UIL sarebbero stati tutti favoriti con idonea collocazione all’interno dell’organico aziendale.
S.B.M. ha già impegnato i legali per proporre una denuncia per condotta antisindacale (ai sensi dell’articolo 28 Statuto Lavoratori), congiuntamente a SlaiCobas del Trentino. Inoltre contro alcuni individuati dirigenti e funzionari UNIFARM spa di Trento verrà depositata denuncia-querela alla procura della repubblica competente per appropriazione indebita e distruzione di proprietà privata.

SINDACATO di BASE MULTICATEGORIALE

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Alfa Romeo di Arese_Cacciata l’azienda spionistica della Di Marzo

Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 15, 2012

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Roma manifestazione del 27 febbraio

Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 15, 2012

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Alfa Romeo : la Di Marzo responsabile di Innova Service lavora alla base NATO di Solbiate Olona

Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 13, 2012

Processo per la CIMICE a PALAZZO MARINO

Interrogato il colonnello Sergio PASCALI, comandante provinciale dei carabinieri di Milano dal 1997 all’ottobre 2011:
La Di Marzo lavora alla BASE NATO di Solbiate Olona.
La Di Marzo è di casa alla prefettura di Milano.

Nel tardo pomeriggio di giovedì scorso, al palazzo di giustizia di Milano presso la IV penale, giudice dott.ssa De Cristofaro, si è tenuta la quinta udienza del processo contro Angela Di Marzo, responsabile di Innova Service, la società di servizi che l’11 febbraio 2011 ha licenziato all’Alfa Romeo di Arese 70 operai, Lorenzo Fabbrizzi, capo del personale di Innova Service e Giuseppe Angelo Di Marzo, fratello di Angela e capo del personale all’Alfa Romeo di Arese con un’altra società della sorella (DM e ora ISMI) con la quale dal 2007 ad oggi sta gestendo la guardianìa alla portineria Est della stessa Alfa Romeo.

Fabbrizzi , la Di Marzo e il fratello, chiamati nel settembre 2009 dal comune di Milano a verificare la presenza di cimici in alcuni uffici, sono accusati di aver invece installato una microspia nell’ufficio di Giuseppe Sala, ex direttore generale di Palazzo Marino e oggi amministratore delegato di Expo 2015.

Nelle scorse udienze sono stati ascoltati il capo dell’EXPO, SALA, il comandante dei vigili di Milano, MASTRANGELO, l’ex segretario generale del comune di Milano, MELE, la Di Marzo, ispettori della Digos, marescialli, ecc..

Giovedì scorso per primo è stato interrogato il colonnello SERGIO PASCALI, comandante provinciale dei carabinieri di Milano dal 1° ottobre 1997 al 1° ottobre 2011.

Pascali ha detto tra l’altro che Angela Di Marzo, con una sua società, lavora presso il Rapid Deployable Corps della NATO di Solbiate Olona, nei pressi di Busto Arsizio (VA).
——————————–
Il NATO Rapid Deployable Corps – Italy (NRDC-ITA) “è una delle due organizzazioni di alto profilo della NATO con sede in Italia”; è un comando multinazionale costituito per il 70% da Ufficiali e Sottufficiali italiani e per il restante 30% da Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Spagna, Turchia, ecc…
In questa base NATO vi sono più di 2000 militari e civili. “Viene utilizzato come comando sempre disponibile per interventi multinazionali in aree di crisi”: in Afghanistan da gennaio a luglio 2009, ecc..
——————————-
Sì, avete letto bene.
E con questo curriculum la Di Marzo è stata scelta per dare lavoro (cioè per licenziare …) agli unici 70 operai ex Alfa Romeo che erano stati assunti sull’area Alfa Romeo tramite ABP (AIG-Lincoln_FIAT) sulla base di accordi -controfirmati anche da Formigoni e Penati oltre ai padroni dell’area e ai 4 sindaci della zona- accordi che garantivano l’assunzione di almeno 550 lavoratori ex Alfa Romeo.

Il colonnello Sergio PASCALI ha anche dichiarato che Angela Di Marzo aveva “rapporti amicali sia col prefetto di Milano, Lombardi, che anche con il prefetto vicario, il capo di gabinetto e i vice prefetti dello stesso Lombardi”.

Il PM ha poi chiesto a PASCALI se anche lui aveva avuto -al di là delle frequentazioni di ufficio- rapporti amicali con la Di Marzo.
PASCALI ha detto di aver preso sicuramente più di un caffè con la Di Marzo e che lei è venuta da lui diverse volte ma che i suoi rapporti con la stessa Di Marzo erano originati dalle continue riunioni che venivano fatte in prefettura per la situazione di Innova Service e dell’Alfa Romeo di Arese.
“Il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica si è riunito per non meno di 15 volte con all’ordine del giorno le manifestazioni che facevano i lavoratori all’Alfa Romeo di Arese”.

BASTA SPECULAZIONI sull’AREA dell’ALFA ROMEO di ARESE !
LAVORO all’ALFA per i LICENZIATI, i cassintegrati FIAT e i GIOVANI della zona !

Arese, 13 febbraio 2012 Slai Cobas Alfa Romeo

SLAI COBAS
Sindacato dei lavoratori autorganizzati intercategoriale
Sede legale: via Masseria Crispi 4 / 80038 Pomigliano D’Arco NA / tel/fax 081 8037023
Sede nazionale: viale Liguria, 49 / 20143 Milano / tel/fax 02 8392117
Sede Alfa Romeo: viale Luraghi snc / 20020 Arese MI / tel/fax 02 44428529

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SBM e SLAI COBAS del TRENTINO: ASSEMBLEA del 4 febbraio a TRENTO

Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 12, 2012



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intimidazione mafiosa contro operai slai cobas Alfa di Arese

Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 12, 2012

ALFA ROMEO di ARESE:
Coniglio con la testa staccata
nella tenda dei licenziati dall’azienda spionistica!

Grave atto intimidatorio e mafioso contro i 70 lavoratori Alfa Romeo di Innova Service, licenziati esattamente un anno fa e da allora in presidio permanente alla portineria sud ovest:

ieri mattina i lavoratori hanno trovato un coniglio morto con la testa staccata dentro la tenda usata per il presidio. La cerniera della tenda era chiusa.

Meno di due mesi fa era avvenuto un altro atto provocatorio e intimidatorio: erano state rubate attrezzature per il presidio che si trovavano dentro la tenda dei licenziati Alfa Romeo, era stata rotta una vetrata della portineria sud ovest, la posta del sito Alfa era stata aperta e buttata per terra.

I lavoratori hanno sporto denuncia.

Il licenziamento dei lavoratori di Innova Service è stato dichiarato illegittimo due mesi fa dal Tribunale di Milano ma, a tutt’oggi, i lavoratori sono sempre senza lavoro e non hanno neppure avuto arretrati e contributi.

La titolare di Innova Service è Angela Di Marzo;

proprio ieri pomeriggio si è tenuta a Milano la quinta udienza del processo per la microspia messa sotto il tavolo di Giuseppe Sala, amministratore delegato di EXPO 2015. La Di Marzo è sotto processo insieme al fratello e a Lorenzo Fabbrizzi, capo del personale di Innova Service fino a quando è stato arrestato a Firenze perchè accusato di aver dato tangenti ad alcuni marescialli dei carabinieri “nelle gare espletate da Uffici della Procura per il noleggio di apparati inerenti le intercettazioni ambientali ed altro”, nonché per l’ottenimento illecito di dati riservati della banca dati del ministero dell’Interno.
Ieri a Milano, nel processo microspia, è stato interrogato il colonnello Sergio Pascali, comandante provinciale dei carabinieri a Milano dal 2007 all’ottobre 2011, e Roberto Aruta, commercialista torinese e rappresentante di Innova Service assieme alla Di Marzo.
Domani invieremo un comunicato sull’importante udienza di cui sopra tenutasi ieri.

Arese, 10 febbraio 2012 Slai Cobas Alfa Romeo

SLAI COBAS
Sindacato dei lavoratori autorganizzati intercategoriale
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ALFA ROMEO / NATO / SERVIZI SEGRETI Processo per la CIMICE a PALAZZO MARINO: Interrogata ANGELA DI MARZO, titolare dell’azienda spionistica che un anno fa ha licenziato 70 operai Alfa Romeo

Pubblicato da slaicobastrentino su febbraio 7, 2012

Processo per la CIMICE a PALAZZO MARINO.

Interrogata ANGELA DI MARZO,
titolare dell’azienda spionistica
che un anno fa ha licenziato 70 operai Alfa Romeo:

“LAVORO CON I VERTICI DELLA NATO”
“FACCIO SERVIZI SEGRETI”
“SONO AMICA DI COLONNELLI e GENERALI”
“ALL’ALFA ROMEO HO LICENZIATO TUTTI I 70 OPERAI DI INNOVA SERVICE”

Nei giorni scorsi, al palazzo di giustizia di Milano presso la IV penale, giudice dott.ssa De Cristofaro, si è tenuta la quarta udienza del processo contro Angela Di Marzo, responsabile di Innova Service, la società di servizi che l’11 febbraio 2010 ha licenziato all’Alfa Romeo di Arese 70 operai, Lorenzo Fabbrizzi, capo del personale di Innova Service e Giuseppe Angelo Di Marzo, fratello di Angela e capo del personale all’Alfa Romeo di Arese con un’altra società della sorella (DM e ora ISMI) con la quale dal 2007 ad oggi sta gestendo la guardianìa alla portineria Est della stessa Alfa Romeo.

Fabbrizzi , la Di Marzo e il fratello, chiamati nel settembre 2009 dal comune di Milano a verificare la presenza di cimici in alcuni uffici, sono accusati di aver invece installato una microspia nell’ufficio di Giuseppe Sala, ex direttore generale di Palazzo Marino e oggi amministratore delegato di Expo 2015.

Il PM dott. Civardi ha chiesto ad Angela Di Marzo di esporre le sue qualità e competenze lavorative. La Di Marzo ha così risposto:
“Ho delle qualifiche istituzionali delle quali non posso fornire alcuna informazione”.
“Lavoro con la NATO”. “Dico quello che posso dire: nel 2009 si trasportavano le più alte cariche della NATO, si fornivano i mezzi e si portavano nei vari percorsi dove volevano andare”.
“Il mio tecnico era Lorenzo Fabbrizzi”; “l’ho conosciuto attraverso un mio ex socio, col quale avevamo una società chiamata TOP SECRET”.

La Di Marzo ha anche tra l’altro affermato:
di avere una stretta amicizia con l’ex comandante provinciale dei carabinieri di Milano colonnello Sergio Pascali, avvicendato 3 mesi fa dopo 4 anni di permanenza in quella carica; “ho conosciuto il comandante nelle situazioni sempre molte accese all’Alfa Romeo”, ove “ho anche subito una aggressione quando ero in stato di gravidanza” (!??);
di avere fatto una serie di master relativi agli aspetti della security manager. Ha citato in particolare un master del 2007 “con l’allora ten. colonnello e comandante dei RIS Luciano Garofano, ora generale, sulle scene del crimine” e “cosa bisognerebbe fare nell’immediatezza” di una uccisione;
di aver fatto il direttore commerciale per una società di Busto Arsizio: “il mio incarico era andare presso le procure, i carabinieri, la polizia e la guardia di finanza per proporre nuove tecnologie per intercettazioni e registrazioni”.

Riguardo a quest’ultima cosa c’è da registrare che il “tecnico”della Di Marzo (nonché capo del personale dei 70 lavoratori Alfa licenziati da Innova Service) Lorenzo Fabbrizzi è sotto processo anche a Firenze perchè accusato di aver dato tangenti e regalie varie (auto, viaggi in Thailandia, ecc..) ad alcuni marescialli dei carabinieri “nelle gare espletate da Uffici della Procura per il noleggio di apparati inerenti le intercettazioni ambientali ed altro”, nonché per l’ottenimento illecito di dati riservati della banca dati del ministero dell’Interno.

Nella scorsa udienza di dicembre, Giuseppe SALA, capo di EXPO 2015, ha tra l’altro dichiarato che non conosceva la Di Marzo ma che le diede l’incarico di bonificare i locali su suggerimento del segretario generale del comune di Milano Giuseppe MELE.
Secondo SALA, Giuseppe MELE, ora direttore generale della provincia di Monza e Brianza, gli disse che ANGELA DI MARZO AVEVA LAVORATO PER LA NATO e L’AVEVA ANCHE VISTA ALL’OPERA con i CARABINIERI di COMO.

MELE avrebbe anche detto a SALA che sulla DI MARZO GARANTIVA personalmente il PREFETTO LOMBARDI di MILANO.

Giuseppe MELE, già interrogato nella prima udienza del processo, aveva dichiarato al giudice che da oltre 10 anni aveva un comune amico con Angela Di Marzo, e cioè il colonnello Giuseppe DONNARUMMA, dal 1° ottobre 2011 comandante generale dei CC di Pesaro-Urbino e già vice comandante dei ROS a MILANO.

Dopo SALA è stato interrogato un ispettore della DIGOS il quale, tra l’altro, ha dichiarato di aver visionato COMPUTER e DOCUMENTI SEQUESTRATI alla DI MARZO e che contenevano anche informative sull’Alfa Romeo di Arese. Su questo, LaRepubblica del 28 novembre 2009 aveva già scritto che la Di Marzo, dopo una perquisizione, fu trovata in possesso di documenti e relazioni riservate dei Carabinieri riguardanti esponenti dello Slai Cobas dell’Alfa Romeo di Arese. “Non è dato sapere” perchè la “Di Marzo fosse in possesso di una relazione dei carabinieri” … “E resta da capire come e perchè se la sia procurata”.

CON QUESTO ELOQUENTE CURRICULUM, ANGELA DI MARZO NEL 2007 E’ STATA INVIATA DA QUALCUNO ALL’ALFA ROMEO DI ARESE PER FAR FUORI LO SLAI COBAS E I LAVORATORI MESSI SULLA STRADA DALLA FIAT MA SEMPRE IN LOTTA PER CHIEDERE IL RISPETTO DEGLI ACCORDI FIRMATI NEL 2003, 2004 E 2005 CON FORMIGONI, PENATI, i 4 SINDACI E I PROPRIETARI DELL’AREA.

La Di Marzo è comparsa all’Alfa Romeo di Arese, con la società DM, nell’aprile 2007 per gestire la portineria EST. Dopo pochi giorni un paramilitare con gravi precedenti penali, guardiano della DM, mandava all’ospedale due delegati dello Slai Cobas.
Nel gennaio 2009 la Di Marzo, con la società Innova Service, assume i 70 lavoratori ex Alfa Romeo che lavoravano per ABP (AIG_Lincoln-FIAT) nella società di servizi RINA. Subito la Di Marzo cerca di sbarazzarsi in ogni modo dei lavoratori (CIGO, poi cassata dall’ispettorato Inps, licenziamento dei delegati RSU Slai Cobas, centinaia di provvedimenti disciplinari immotivati, ecc) fino ad arrivare ai licenziamenti di tutti i lavoratori l’11 febbraio dello scorso anno.
Attualmente la Di Marzo, con la DM e la ISMI, gestisce sempre la portineria Est e le pulizie e la manutenzione del sito con l’assunzione di nuovi lavoratori precari e sottopagati al posto dei 70 licenziati.
La Di Marzo lavora all’Alfa per conto dei padroni dell’area e innanzitutto di ABP (AIG_Lincoln-FIAT) il cui amministratore delegato e presidente è Marco SALVINI, arrestato un anno fa per bancarotta fraudolenta.
ABP, già proprietaria di 1/3 dei 2milioni e 300mila mq dell’Alfa Romeo, ha già venduto quasi tutta la sua area a Brunelli e ad EUROMILANO.
Pertanto tutta l’area dell’Alfa Romeo è oggi di proprietà, oltre che della FIAT, di EUROMILANO e di BRUNELLI (IPER) i quali, già dal 2007, anno della comparsa ad Arese della Di Marzo, gestiscono unitariamente tutta l’area assieme alle istituzioni.
E le istituzioni (Regione, Provincia, comuni di Arese, Rho, Lainate e Garbagnate) comandano sull’area dell’Alfa da almeno 15 anni.
EUROMILANO è controllata da Unipol, Lega COOP, Compagnia delle Opere, CCL (Cisl e Acli), IntesaSanpaolo e Brunelli (Iper).
————————————————————————————————————————-

Intanto da 1 anno esatto sono sulla strada i 70 lavoratori dell’Alfa licenziati dalla Innova Service della Di Marzo.
A dicembre il Tribunale ha dichiarati illegittimi i licenziamenti ma a tutt’oggi i lavoratori sono senza stipendio e senza lavoro, e la Di Marzo non ha pagato neanche i soldi e i contributi arretrati.

BASTA SPECULAZIONI sull’AREA dell’ALFA ROMEO di ARESE !
LAVORO per i LICENZIATI, i cassintegrati FIAT e i GIOVANI della zona !

Arese, 7 febbraio 2012 Slai Cobas Alfa Romeo

SLAI COBAS
Sindacato dei lavoratori autorganizzati intercategoriale
Sede legale: via Masseria Crispi 4 / 80038 Pomigliano D’Arco NA / tel/fax 081 8037023
Sede nazionale: viale Liguria, 49 / 20143 Milano / tel/fax 02 8392117
Sede Alfa Romeo: viale Luraghi snc / 20020 Arese MI / tel/fax 02 44428529

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TRENTO: 4 febbraio Assemblea Per Un Sindacalismo di Classe, promuovono S.B.M e Slai Cobas del Trentino

Pubblicato da slaicobastrentino su gennaio 31, 2012

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solidarietà ai lavoratori licenziati e discriminati dalla Coop. FERCAM di Casale sul Sile (TV)

Pubblicato da slaicobastrentino su gennaio 29, 2012

Esprimiamo la nostra solidarietà ai lavoratori della Coop. FERCAM di Casale sul Sile (TV) riportiamo una foto dei lavoratori presenti alla maniffestazione nazionale del 27 a Roma ed ampi stralci del comunicato della loro organizzazione sindacale, lo Slai cobas per il sindacato di classe di Marghera.
SLAI COBAS DEL TRENTINO


____________________________________
Slai cobas per il sindacato di classe di Marghera
Comunicato 12-1-2012
LICENZIAMENTI POLITICI FERCAM CASALE SUL SILE TV
La realtà veneta della logistica è assai frammentata, non c’è un centro come Milano in Lombardia, ci sono molti piccoli centri, un decentramento che determina unità produttive complesse con minimo personale. Questo rende più difficile l’azione
sindacale.
Quando questa avviene, a volte i padroni perdono la testa. E’ questo il caso. I lavoratori infatti avevano sin dall’inizio denunciato il fraudolento inquadramento come soci (non hanno mai avuto in mano regolamento e statuto, non c’è mai stata una assemblea della cooperativa, a cui adesso vorrebbero “invitarli”) e rivendicano il rapporto di lavoro come dipendenti, nonché eccependo interposizione fittizia di manodopera. Sanno benissimo la situazione: in caso di licenziamento avranno un Tfr ridicolo, nonché non avranno alcuna
possibilità di avere l’indennità di disoccupazione. Rischiano la fine che hanno fatto migliaia di altri immigrati della logistica cooperativa: fare l’elemosina ai parcheggi o davanti ai
supermercati.
Già a novembre in occasione del primo sciopero-confronto con la “cooperativa” che ha in gestione l’appalto della Fercam, il presidente di questa cooperativa aveva cercato lo scontro,
erano con lui 3 tipi loschi, ma la cosa non ebbe successo.
In seguito il ns.iniziale lavoro sindacale, divenne subito troppo incompatibile con la “gestione” di questa unità.
Quindi per Natale la “testa fine” di qualche consigliere ha pensato bene di proporre dei trasferimenti all’ultimo momento e senza alcuna indicazione pratica su dove dormire, sulle spese ecc., in altre regioni italiane, a 5 dei ns.iscritti. Questi trasferimenti erano anche la pensata iniziale per liberarsi delle persone scomode, poi rientrata, indirizzata inizialmente ad
altri due lavoratori.
Ora con la “penalizzazione” illecita ed illegittima e formalmente fuori dalle norme, dei Iniziano i provocatori licenziamenti di natura antisindacale alla Fercam di Casale sul Sile licenziato Sunil, lavoratore del Ceylon, con un licenziamento illegittimo che fa
riferimento al suo (motivato e documentato) rifiuto ad un pretestuoso e fasullo trasferimento, proposto solo ad alcuni ns.iscritti, a ridosso della fermata per le festività natalizie (l’unità Fercam è stata ferma dal 23 al 9 gennaio).
Licenziato con lo stesso motivo anche Abdel, lavoratore tunisino.

La Fercam spa ha compiuto un grave errore antisindacale proponendo (ed ottenendo in alcuni casi) di dare le dimissioni dalla ns.O.S. e presentando all’uopo dei moduli precompilati (con nemmeno il nome corretto della ns.O.S.) ai lavoratori che hanno subito la “offerta” di ritirarsi dal sindacato.
Senza questa grave azione antisindacale, di fatto subito dopo appoggiata con una pressoché deserta assemblea Cgil, dove il noto Bertocco aveva proposto la riduzione di orario collettiva
per “riduzione di lavoro”, la grande maggioranza dei lavoratori del Cobas sarebbe stata inattaccabile, dato che si erano iscritti alla ns.O.S. ben 14 sui 18 lavoratori del turno di
magazzino.

Il clima imposto da questi atti antisindacali in Fercam è un clima pesante, diremmo da imposizione da anni trenta. I ricorsi
d’urgenza che presenteremo saranno resi pubblici nei loro contenuti essenziali appena presentati. Sullo stesso fronte, abbiamo già 11 processi aperti contro la Quadrifoglio cooperativa ed aziende dove altri immigrati “facchini” davano la loro vita ai padroni per un
pugno di lenticchie. Intendiamo dare una risposta seria a questa provocazione padronale. Invitiamo le realtà autorganizzate del territorio trevigiano e veneto a contattarci ad esprimere solidarietà ed a dare la loro disponibilità ad un incontro su
questa vicenda che terremo al più presto a Mogliano Veneto (TV).

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27 gennaio 2012 ROMA: “MONTI dirigente FIAT e SINDACATI PADRONI”_comizio dello SLAI COBAS

Pubblicato da slaicobastrentino su gennaio 27, 2012

27 gennaio 2012_ROMA
SCIOPERO GENERALE contro il governo MONTI.
“MONTI dirigente FIAT e SINDACATI PADRONI”_comizio dello SLAI COBAS a piazza San Giovanni

Domani altre interviste e video.

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SBM e SLAI COBAS: sciopero e manifestazione a Trento, 27/01/2012

Pubblicato da slaicobastrentino su gennaio 27, 2012

VIDEO SU SCIOPERO A TRENTO

http://www.facebook.com/profile.php?id=100000510168760

http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/multimedia/2012/01/27/video/cobas-in-piazza-per-dire-no-a-monti-31347693/1

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ROMA 27 gennaio, interviste realizzate dallo Slai Cobas

Pubblicato da slaicobastrentino su gennaio 27, 2012

Intervista ad Ernesto Palatrasio e Margherita Calderazzi dello SLAI COBAS per il sindacato di classe.

Domani altre interviste e video.

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TRENTO : MANIFESTAZIONE SBM e SLAI COBAS DEL 27/01/2012

Pubblicato da slaicobastrentino su gennaio 27, 2012

Di seguito riportiamo gli articoli della stampa locale relativi alla manifestazione indetta dal Sindacato di Base Multicategoriale (SBM) e dallo Slai Cobas del Trentino per il giorno 27/01/2012 a Trento nel quadro della giornata di sciopero generale del sindacalismo di base ed autorganizzato. Come altre volte siamo costretti a rilevare la scarsa attenzione data da una parte dei mezzi d’informazione locali ad un evento senz’altro rilevante per i contenuti e per la diretta partecipazione di intere delegazioni di vari settori di lavoratori.

Per qunato riguarda poi le interviste c’è da registrare come le parole di Sebastiano Pira dello Slai cobas siano state riportate con lacune ed imprecisioni che ne deformano i contenuti esposti. In particolare, a differenza di quanto riportato a sua nome dall’Adige, il resp. prov.le dello Slai Cobas ha dichiarato che “simpatizziamo con il clima di protesta, ma non condividiamo i contenuti del movimento dei forconi in quanto esprimono l’egemonia di strati piccolo-imprenditoriale e non quella dei lavoratori più sfruttati”, viceversa non ha nemmeno preso le distanze dalle forme di lotta poichè il problema non è certo quello di negare la necessità che i lavoratori debbano lottare con tutti i mezzi che si rivelino necessari al conseguimento dei loro fini immediati e di prospettiva.

Sebastiano Pira per lo slai cobas del Trentino

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27 gennaio SCIOPERO GENERALE DEL SINDACALISMO DI BASE CON MANIFESTAZIONE A TRENTO

Pubblicato da slaicobastrentino su gennaio 17, 2012

LO SCIOPERO E’ indetto nelle 24 ore per l’intero turno di lavoro in tutti i settori pubblici e privati (compresa la scuola in ogni ordine e grado).


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QUANDO LA CGIL SI FA’ PADRONE…

Pubblicato da slaicobastrentino su gennaio 16, 2012

riceviamo/condividiamo/diffondiamo
Comunicato stampa
Siamo venuti a conoscenza che la CGIL del Trentino ha aumentato l’orario di lavoro settimanale del proprio personale dipendente (a parità di stipendio!) deliberando, a pochi giorni dall’inizio delle trascorse festività natalizie, il passaggio da 37,5 ore a 38 ore settimanali. Ovviamente la decisione è stata assunta dall’organismo dirigente del sindacato di via Muredei su proposta della segreteria confederale. I lavoratori e le lavoratrici direttamente interessati sono stati riuniti e sentiti in un’assemblea dalle modalità a dir poco farsesche!
Va ricordato, ai sindacalisti professionisti, che il “padrone” non può organizzare assemblee sindacali per discutere col proprio personale dipendente di argomenti riferiti al loro contratto collettivo di lavoro. l’articolo 20 statuto dei lavoratori autorizza solo le rsa (ora le rsu), cioè i delegati sindacali interni all’impresa, ad indire assemblee fra le maestranze.
Va altresì rammentato, agli specialisti del sindacato, che i loro impiegati e le loro impiegate non possono invocare la tutela prevista dall’articolo 18 Statuto dei Lavoratori (contro il licenziamento illegittimo) in quanto la CGIL rientra fra le cosiddette associazioni di tendenza, esentate quindi per legge dalla protezione per eccellenza dei lavoratori e delle lavoratrici italiani.
In altre parole – e ciò rende farsesca questa situazione – i/le dipendenti CGIL del Trentino, se mai avessero organizzato un’assemblea in “azienda” e magari proclamato uno sciopero contro i loro “padroni” per contestare l’aumento dell’orario di lavoro a stipendio zero, avrebbero rischiato anche il licenziamento senza che la “impresa” rischiasse una causa di lavoro promossa ai sensi del “famigerato” articolo 18!
Verrebbe da dire: QUANDO LA CGIL SI FA’ PADRONE, LA DEMOCRAZIA SI DILEGUA!

SINDACATO DI BASE MULTICATEGORIALE
VIA MATTEOTTI N. 14 TRENTO
TELEFONO 349/5366000

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SCIOPERO GENERALE E MANIFESTAZIONE NAZIONALE

Pubblicato da slaicobastrentino su gennaio 16, 2012

Con le strategie parallele della Fiat di Marchionne e del governo Monti il
padronato punta alla sconfitta epocale (politica e non solo materiale) del
movimento operaio e dei lavoratori in generale.

SCIOPERO GENERALE E MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA IL 27 GENNAIO 2012

Forte dell’appoggio trasversale dell’intero sistema politico, istituzionale
e confederale, dai governi Prodi e D’Alema prima, poi di Berlusconi ed
oggi di Monti, da anni il fronte padronale sta progressivamente
realizzando la “strategia dell’EUR”, varata nel 1977 dalla CGIL, secondo
cui .
Agli accordi Fiat di Pomigliano e Mirafiori è seguito l’accordo del 28
giugno 2011 di CGIL-CISL-UIL con Confindustria che ha gravemente
controriformato la democrazia e la rappresentanza sindacale, affossato i
contratti nazionali e legittimato la contrattazione aziendale in pejus,
derogato l’insieme dei diritti soggettivi e collettivi dei lavoratori e
aggirato l’art. 18 dello Statuto con la liberalizzazione ‘contrattuale’
(per accordo sindacale) dei licenziamenti. Ciò ha fatto da apripista
all’ultima manovra economica del governo Berlusconi che ne ha recepito in
legge i contenuti inserendovi inoltre le richieste di retroattività di
Fiat/Confindustria nel tentativo di sanare giuridicamente gli accordi di
Pomigliano e Mirafiori ed impedire i ricorsi legali dei lavoratori. Le
stesse cose che sta attuando Marchionne nelle aziende del gruppo Fiat e
dell’indotto oggi Monti (uomo della Fiat oltre che delle banche e della
speculazione finanziaria) si prepara ad estendere, con le
liberalizzazioni, in ogni posto di lavoro sia pubblico che privato: dopo
le new CO in Fiat già tocca alle ferrovie mentre nel ‘documento comune’
del 17 gennaio 2012 delle segreterie nazionali di CGIL-CISL-UIL inviato al
governo per la ‘riforma del mercato del lavoro’ si legge che “a partire
dalle numerose crisi aziendali e settoriali i nuovi investimenti per
rilanciare lo sviluppo saranno definiti sulla base dell’accordo del 28
giugno 2011”. Lo schema “anticrisi” di Monti è stato prima sperimentato nella Fiat di
Marchionne. Sospensione consociata della democrazia: a Pomigliano Fiom -
che oggi fa finta di strapparsi i capelli sulla democrazia -
Fim-Uilm-Fismic e Ugl bloccano da 2 anni e mezzo le elezioni delle RSU
ormai decadute dal giugno 2009, mentre dal Pd al PdL tutti bloccano il
voto politico; ricatto: Marchionne dice “o accettate le mie condizioni o
chiudo”, Monti gli fa eco: “o accettate le mie manovre o fallisce
l’Italia”. Marchionne porta allo sfascio gli stabilimenti e l’occupazione
e delocalizza la produzione, Monti porta il disastro sociale di classe in
Italia (stile Grecia) sottraendo salario, diritti e servizi ai lavoratori
per trasferirli al capitale, alle banche ed alla speculazione finanziaria.
Altra ‘forte leva’ del piano Marchionne e del governo Monti è data dalla
rappresentanza sindacale consegnata per legge al riconoscimento datoriale
con la firma dei contratti-bidone.
Ciò si è realizzato con la beffa
referendaria che nel 1995 portò alla disastrosa approvazione
dell’abrogazione parziale dell’art. 19 dello Statuto dei Lavoratori
organizzata dai cosiddetti “ambienti Fiom di sinistra” (oggi a nozze con
qualche sindacato di base) e dall’intera e collegata “sinistra”
parlamentare e non che, con la raccolta di firme sul quesito-truffa per
l’abrogazione parziale si contrapposero all’abrogazione secca di tutto
l’art. 19 (quest’ultimo quesito promosso da Slai cobas ed altri sindacati
di base).
Restano molteplici – e ancora persistono – le responsabilità di quanti, a
“sinistra” e in questi anni, hanno portato alla sfascio il movimento
operaio e quello dei lavoratori in generale.
Ciononostante è oggi matura
la convinzione della contestuale necessità ed urgenza della costruzione di
idonei strumenti di alterità di classe sia sindacali che politici: e’
questo il senso della potenzialità strategica (e non numerica) dello
sciopero del 27 gennaio! Non certo quello di chi ancora si illude di
rafforzarsi come organizzazione perseguendo di soppiatto “collaterali
spazi politici” ripercorrenti vecchie e fuorvianti logiche politiciste.
SLAI COBAS – COORDINAMENTO NAZIONALE

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MODENA 21 Gennaio : Strage di Viareggio, Solidarietà a Riccardo Antonini

Pubblicato da slaicobastrentino su gennaio 16, 2012

Strage di Viareggio
GLI INDAGATI PER LA STRAGE
LICENZIANO CHI RIVENDICA
VERITA’ E GIUSTIZIA
La strage di Viareggio avviene il 29 giugno del 2009 quando un treno, pieno di serbatoi di Gpl esplode nel centro città incendiando le case intorno alla stazione. Muoiono 32 persone. Da subito nasce un movimento popolare per rivendicare la verità sulla strage e giustizia nei confronti dei responsabili.
Riccardo Antonini, ferroviere, fa parte di questo movimento e per il suo impegno, per la sua abnegazione e la sua competenza viene eletto consulente tecnico delle parti civili nel processo che vede imputati tra gli altri Mauro Moretti, amministratore delegato delle Ferrovie.
Per Riccardo seguono minacce, intimidazioni e sospensioni dal lavoro fino al 7 novembre del 2011 quando Moretti e soci lo licenziano in tronco.
Solidarietà a Riccardo Antonini
Modena
Sabato 21 gennaio c/o Istituto Storico della Resistenza ore 16.00
Unità e solidarietà tra lavoratori
Nella lotta contro la crisi

A questo appuntamento sarà presente Riccardo Antonini al quale esprimiamo tutta la nostra solidarietà come la esprimiamo a tutti i parenti delle vittime della strage che attraverso la loro associazione non solo non hanno mai smesso di lottare per la verità e la giustizia per quanto avvenuto ai loro cari ma sono stati un esempio di mobilitazione nei confronti dei lavoratori colpiti dai licenziamenti e solidali con le popolazioni colpite da tragedie simili dove i responsabili sono rimasti impuniti.

Facciamo nostro il loro esempio!!
Costruiamo gli strumenti di difesa e di resistenza attraverso l’unità, la solidarietà e la mobilitazione

Alcuni operai Ferrari, Cnh, disoccupati, pubblico impiego, lavoratori cooperative, precari e pensionati – MODENA

contatti. 327 6705197 – 349 2901744

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Lettera aperta al prof. Vangi, perito per la strage di Viareggio

Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 24, 2011


Lettera aperta al prof. Vangi, perito per la strage di Viareggio

Lei sa, parli nel rispetto delle 32 vittime

Lei, prof. Vangi, è stato indicato in qualità di perito dal Gip (Giudice per le indagini preliminari), dott. Silvestri, il 10 febbraio 2011. L’incarico Le è stato conferito il 7 marzo.
Il 4 novembre scorso (giorno conclusivo dell’incidente probatorio) a Lucca Le ho posto la seguente domanda: “In quanto perito dell’incidente probatorio ha informato chi di dovere del clima intimidatorio instaurato dal Gruppo ferrovie dello Stato italiane nei confronti dei ferrovieri consulenti di parte tanto da indurre il collega Filippo Cufari, rappresentante per i lavoratori alla sicurezza, ad abbandonare questo incarico?”
A questa precisa domanda non ha risposto. La radiazione di questo consulente ha contribuito a penalizzare la ricerca della verità nell’incidente probatorio. Tra l’altro, questo passaggio non è stato neppure riportato nel verbale del 4 novembre.
Ma non è la sola domanda che intendo farLe.
Lei, prof. Vangi, è a conoscenza del perché e di quando Le è stato affiancato il perito, ing. Licciardello. Può rispondere?
Lei, prof. Vangi, può dire quando la (sua) convinzione che il picchetto abbia forato la cisterna ha “virato” sulla tesi della piegata a zampa di lepre. Può dire perché ciò è avvenuto?
Lei, prof. Vangi, sapeva dell’incompatibilità dei ruoli svolti dall’ing. Licciardello (perito del Gip con contratto di programma retribuito da Rfi, Rete ferroviaria italiana)? Se sì, perché non ha informato chi di dovere?
L’ing. Licciardello, a precise domande del Pm (“i suoi rapporti poc’anzi delineati con Trenitalia, piuttosto che con il Gruppo Ferrovie hanno ad oggetto una qualche prestazione di tipo professionale, che sia di consulenza, che sia di prestazione d’opera, che sia di studio o di partecipazione a convegni come relatore su questo”), ha dichiarato (come da verbale): “Ora è difficile dirle … da che io ricordo no, è difficile ricordare in tanti anni …”.
Si trattava di ricordare Convegni e corsi tenuti il 4 novembre 2010 ed il 18 febbraio scorso o addirittura ricordare il Contratto di programma 2007-11 con incarico di consulenza del 13 maggio di questo anno e retribuito da Rfi (Società Fs indagata per la strage di Viareggio).
Lei, prof. Vangi, era a conoscenza di tutto ciò. Troppe domande che ancora non hanno avuto riposte.
Prof. Vangi, Lei sa. Dica quello di cui è a conoscenza nel rispetto delle sofferenze e dei dolori provocati dal disastro ferroviario del 29 giugno 2009.
Di fronte ad una strage come quella di Viareggio troverà sicuramente almeno un motivo per farlo. Le 32 vittime non avranno più vita ma si possono “ricompensare”, almeno, guardando in faccia i vivi.
In attesa, La saluto cordialmente.

Viareggio, 23 dicembre 2011

Riccardo Antonini
licenziato dalle ferrovie
il 7 novembre 2011

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SOLIDARIETA’ AI DUE LAVORATORI LICENZIATI DALLA COOP. IL GABBIANO DI TRENTO (Ravina) : NUOVA CAUSA DI LAVORO

Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 22, 2011

Promossa dal nostro sindacato un’altra causa di lavoro contro la Coop. Il Gabbiano di Via Provina 20 (Ravina-fraz. di Trento).
Dopo la positiva conclusione nell’ottobre scorso in sede conciliatoria davanti al giudice del lavoro relativa ad un lavoratore licenziato dalla Coop. Il Gabbiano negli anni precedenti ora una nuova causa per il licenziamento illegittimo di due lavoratori nel dicembre 2010.
Presentato in questi giorni infatti, il ricorso davanti alla magistratura.
Ricordiamo che tale Cooperativa che ama presentarsi come “cooperativa di solidarietà sociale” non è certo nuova a queste come ad altre imprese di dubbio valore sociale, etico ed imprenditoriale. Basti pensare che i lavoratori vengono assunti al 70% di un già misero salario di “operaio generico” e che per altro i primi tre anni lo stesso alario è pagato quasi interamente dai contribuenti (AZIONE 9). Allo scadere dei tre anni la Coop. spesso e volentieri poi si ingegna a licenziare o a far licenziare i lavoratori in modo da poterne assumere altri con relativi lauti contributi pubblici.
E’ GIUNTO IL MOMENTO DI DIRE CHE LE COOPERATIVE SOCIALI CHE LICENZIANO I LAVORATORI VANNO SANZIONATE E SE NECESSARIO VANNO CHIUSE ASSICURANDO OVVIAMENTE AI LAVORATORI UNA CONTINUITA’ LAVORATIVA PRESSO DITTE DI MAGGIOR SERIETA’ !!!
BISOGNA ORGANIZZARE IL CONTROLLO POPOLARE SULLE COOPERATIVE SOCIALI !!!

Slai Cobas del Trentino Difesa lavoratori delle Cooperative

cell. 3482448231

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NATO, CC e ROS, PREFETTO di MILANO: MICROSPIA e licenziati ALFA di Arese

Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 20, 2011

SLAI COBAS
Sindacato dei lavoratori autorganizzati intercategoriale
Sede legale: via Masseria Crispi 4 / 80038 Pomigliano D’Arco NA / telefax 081 8037023
Sede nazionale: viale Liguria, 49 20143 Milano / telefax 028392117
Sede Alfa Romeo Arese – viale Luraghi / telefax 0244428529
www.slaicobas.it

Processo per la CIMICE a PALAZZO MARINO:
Interrogato Giuseppe SALA, capo dell’EXPO 2015.

ANGELA DI MARZO, titolare dell’azienda spionistica
che da 10 mesi ha licenziato 70 operai Alfa Romeo,
“LAVORAVA per la NATO e per i CC di COMO”,
“GARANTIVA per lei il PREFETTO LOMBARDI di MILANO”,
“era stretta AMICA da 10 anni del vice capo dei ROS di Milano”,
“aveva documenti riservati dei CC sullo Slai Cobas Alfa Romeo”.

Ieri pomeriggio al palazzo di giustizia di Milano presso la IV penale, giudice dott.ssa De Cristofaro, si è tenuta la terza udienza del processo contro Angela Di Marzo, responsabile di Innova Service, la società di servizi che 10 mesi fa ha licenziato all’Alfa Romeo di Arese 70 operai, Lorenzo Fabbrizzi, capo del personale di Innova Service e Giuseppe Angelo Di Marzo, fratello di Angela e suo collaboratore all’Alfa Romeo di Arese.
Fabbrizzi, la Di Marzo e il fratello, chiamati nel settembre 2009 dal comune di Milano a verificare la presenza di cimici in alcuni uffici, sono accusati di aver invece installato una microspia nell’ufficio di Giuseppe Sala, ex direttore generale di Palazzo Marino e oggi amministratore delegato di Expo 2015.

Giuseppe SALA, rispondendo alle domande del PM Civardi, ha tra l’altro dichiarato che non conosceva la Di Marzo ma che le diede l’incarico di bonificare i locali su suggerimento del segretario generale del comune di Milano Giuseppe MELE.
Secondo SALA, Giuseppe MELE, ora direttore generale della provincia di Monza e Brianza, gli disse che ANGELA DI MARZO AVEVA LAVORATO PER LA NATO e L’AVEVA ANCHE VISTA ALL’OPERA con i CARABINIERI di COMO.
MELE avrebbe anche detto a SALA che sulla DI MARZO GARANTIVA personalmente il PREFETTO LOMBARDI di MILANO.

Giuseppe MELE, già interrogato nella prima udienza del processo, aveva dichiarato al giudice che da oltre 10 anni aveva un comune amico con Angela Di Marzo, e cioè il colonnello Giuseppe DONNARUMMA, dal 1° ottobre 2011 comandante generale dei CC di Pesaro-Urbino e già vice comandante dei ROS a MILANO.

Dopo SALA è stato interrogato un ispettore della DIGOS il quale, tra l’altro, ha dichiarato di aver visionato COMPUTER e DOCUMENTI SEQUESTRATI alla DI MARZO e che contenevano anche informative sull’Alfa Romeo di Arese. Su questo, LaRepubblica del 28 novembre 2009 aveva già scritto che la Di Marzo, dopo una perquisizione, fu trovata in possesso di documenti e relazioni riservate dei Carabinieri riguardanti esponenti dello Slai Cobas dell’Alfa Romeo di Arese. “Non è dato sapere” perchè la “DiMarzo fosse in possesso di una relazione dei carabinieri” … “E resta da capire come e perchè se la sia procurata”.

La Di Marzo è comparsa all’Alfa Romeo di Arese, con la società DM, nell’aprile 2007 per gestire la portineria sud ovest. Dopo pochi giorni un paramilitare con gravi precedenti penali, guardiano della DM, mandava all’ospedale due delegati dello Slai Cobas.
Nel gennaio 2009 la Di Marzo, con la società Innova Service, assume i 70 lavoratori ex Alfa Romeo che lavoravano per ABP (AIG_Lincoln-FIAT) nella società di servizi RINA. Subito la Di Marzo cerca di sbarazzarsi in ogni modo dei lavoratori (CIGO, poi cassata dall’ispettorato Inps; licenziamento dei delegati RSU Slai Cobas, centinaia di provvedimenti disciplinari immotivati, ecc) fino ad arrivare ai licenziamenti di tutti i lavoratori l’11 febbraio scorso.
Attualmente la Di Marzo, con la DM, gestisce sempre la portineria Est con l’assunzione di nuovi lavoratori precarie/sottopagati al posto dei licenziati che gestivano la portineria sud ovest;
inoltre con la nuova società ISMI, sempre con lavoratori precari e sottopagati, gestisce le pulizie e la manutenzione del sito, tutti lavori che facevano i 70 licenziati.
La Di Marzo lavora all’Alfa per conto dei padroni dell’area e innanzitutto di ABP (AIG_Lincoln-FIAT) il cui amministratore delegato e presidente è Marco SALVINI, arrestato un anno fa per bancarotta fraudolenta.
ABP, proprietaria di 1/3 dei 2milioni e 300mila mq dell’Alfa Romeo, ha già venduto (a Brunelli) o sta vendendo (ad EUROMILANO) tutta l’area di sua proprietà.
Pertanto tutta l’area dell’Alfa Romeo è oggi di proprietà, oltre che della FIAT, di EUROMILANO e di BRUNELLI (IPER) i quali, già dal 2007, anno della comparsa ad Arese della Di Marzo, gestiscono unitariamente tutta l’area assieme alle istituzioni.
E le istituzioni (Regione, Provincia, comuni di Arese, Rho, Lainate e Garbagnate) comandano sull’area dell’Alfa da almeno 15 anni.
EUROMILANO è controllata da Lega COOP (Penati), Compagnia delle Opere (Formigoni), Unipol (CGIL-CISL-UIL), CCL (Cisl e Acli), IntesaSanpaolo e Brunelli.
Il sindaco di ARESE, Fornaro, si è appena dimesso perchè arrestato per una tangente di 950.000 euro…

ECCO A CHI SIAMO IN MANO !
BASTA CON LA TANGENTOPOLI DELL’ALFA ROMEO di ARESE

Il 28 dicembre prossimo, presso il Tribunale del lavoro di Milano, ci sarà la sentenza nella causa intentata dai 70 licenziati Alfa Romeo (con l’avv. Mirco Rizzoglio) contro la società Innova Service della Di Marzo (difesa dall’avv. Jacovazzi e dall’avv. Luigi Liguori, il quale è anche l’avvocato penalista della Di Marzo per la cimice a palazzo Marino) e contro ABP (AIG_Lincoln-FIAT), difesa dall’avv. Li Bassi e dall’avv. Carlo Fossati, dello studio ICHINO.

SARANNO SEMPRE I LAVORATORI COME AL SOLITO A PAGARE?

NO ai LICENZIAMENTI
LAVORO ad ARESE per i licenziati,
i cassintegrati FIAT e i giovani della zona.

Da novembre i licenziati hanno perso anche
l’indennità di disoccupazione.
CASSA di RESISTENZA
per i LICENZIATI
dell’ALFA ROMEO
I versamenti possono essere effettuati, indicando la causale:
Cassa di Resistenza Licenziati Alfa Romeo
• con bonifico sul c/c
IBAN IT51 O030 6901 6261 0000 0031 219
intestato a: SLAI, viale Liguria 49, 20143 Milano
• con vaglia postale intestato a:
SLAI COBAS, viale Liguria 49, 20143 Milano

Arese, 16 dicembre 2011 Slai Cobas Alfa Romeo

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Mario MONTI, dirigente FIAT dal 1979 al 1993 : NON SA NULLA DELLE TANGENTI DATE A CRAXI ?

Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 15, 2011

Mario MONTI: dirigente FIAT dal 1979 al 1993.

NON SA NULLA DELLE TANGENTI DATE A CRAXI ?

Dopo il regalo dell’Alfa Romeo, la FIAT prese precisi impegni con lo Stato su Arese e Pomigliano: perchè MONTI non li fece rispettare?

Nessuno ne parla ma il bocconiano MARIO MONTI non è solo l’uomo delle banche e della finanza (prima COMIT e GENERALI e poi GOLDMAN SACHCS) ma è stato innanzitutto un “UOMO FIAT”.

MONTI ha fatto parte dei CdA della FIAT dall’età di 36 anni (1979) all’età di 50 anni (1993); dopodichè, dal ’94 al 2004 è stato Commissario UE.

E alla FIAT non era un comprimario ma comandava:
CdA GILARDINI (FIAT) dal 1979 al 1983;
CdA FIDIS (FIAT) dal 1982 al 1988;
Cda e comitato esecutivo FIAT dal 1988 al 1993;
oltre a Mario Monti, facevano parte del comitato esecutivo FIAT Gianni e Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens.

Dal 1° gennaio 1987 la FIAT ha avuto in regalo l’Alfa Romeo dall’IRI (Prodi) e dallo Stato (Craxi, Andreotti, Amato, Darida, ecc..) impegnandosi per iscritto con il CIPI a mantenere i 40.000 lavoratori di Arese e Pomigliano e a pagare quattro soldi allo Stato con 5 comode rate annuali a partire dal 1993. Ma nel novembre 1993 riduce a 4.000 (e poi a zero) i lavoratori di Arese e così poi
con Pomigliano. E mentre la FIAT ridimensiona e poi chiude l’Alfa, riceve 1.000 miliardi dallo Stato solo per costruire gratis lo stabilimento di Melfi. E in questi anni la Fiat, mentre si sbarazzava di 40.000 operai Alfa Romeo, ha ricevuto “aiuti” di Stato di 2mila miliardi di lire per Arese e altrettanti per Pomigliano.

TUTTO CIO’ E’ AVVENUTO GRAZIE ALLE TANGENTI PAGATE DALLA FIAT AI POLITICI.
E TUTTO CIO’ E’ AVVENUTO MENTRE MARIO MONTI ERA A CAPO DELLA FINANZA FIAT (FIDIS) ED ERA UNO DEI 5 MEMBRI DEL COMITATO ESECUTIVO di TUTTA la FIAT.

Per le tangenti FIAT il 9 aprile 1997 il Tribunale di Torino ha condannato Romiti e Mattioli a oltre un anno di carcere, con sentenza confermata in Cassazione nel 2000 ma cassata qualche anno dopo con la legge di Berlusconi che ha depenalizzato il falso in bilancio. I 150 operai dello Slai Cobas che si costituirono parte civile nel processo di Torino furono comunque poi risarciti
con 1milione e 600mila lire a testa.
“Una gran brutta notizia”. E’ questo il commento dell’amministratore delegato dell’ Ambroveneto, Corrado Passera, alla notizia della sentenza di Torino (LaRepubblica, 10 aprile 1997).

Ma la tangentopoli FIAT è solo di Romiti? Ma non scherziamo!

Soldi avvolti in carta da giornale
“I pacchi di denaro arrivavano avvolti in carta da giornale accuratamente sigillati con nastro adesivo. Dal sesto piano di Corso Marconi, quartier generale della Fiat, le banconote – mezzo miliardo a pacco – venivano quindi portate al quinto piano, nell’ufficio della Signora Maria Nicola, addetta contabile e soprattutto segretaria di fiducia dell’ Amministratore delegato C.
Romiti. La funzionaria, impiegata presso la cassa centrale della Fiat S.p.A., ora in pensione, provvedeva poi a dividere il denaro in piccole mazzette”
(Repubblica 15.6.95).
———————–
“Sulla conoscenza da parte di Mario MONTI delle tangenti FIAT rimane perlomeno un ragionevole dubbio”;

Lo si può leggere a pag.627 di MANI PULITE “ LA VERA STORIA (di Barbacetto,
Gomez, Travaglio):

Poteva il presidente onorario della FIAT, il senatore a vita Giovanni AGNELLI, non sapere nulla dei fondi neri e delle tangenti del suo gruppo?
La Procura di Torino si è posta più volte questa domanda, ma non ha ricevuto alcuna notizia di reato nè alcuna risposta utile dalle centinaia di testimoni e imputati interrogati (Pomicino avrebbe voluto parlarne fuori verbale ma, quando i pm torinesi gli hanno spiegato che non si può, si è avvalso della facoltà di
non rispondere; Craxi ha giurato che di vil denaro si occupava Romiti, mentre l’Avvocato si limitava all’alta strategia). Così la Procura non ha potuto indagarlo. Senonchè il gup Saluzzo, nella sentenza che condanna Romiti e Mattioli, la invita esplicitamente ad aprire un’inchiesta sull’intero Comitato Esecutivo degli anni delle tangenti, e cioè su Giovanni e Umberto Agnelli, Gianluigi
Gabetti, Franzo Grande Stevens e Mario Monti. I cinque vengono dunque inquisiti per falso in bilancio nel maggio 1998. Ma ogni tentativo di approfondire il loro eventuale ruolo nel sistema illecito si infrange dietro i “non so” e le negazioni di chi potrebbe inguaiarli. Così alla Procura non rimane che chiedere
l’archiviazione, in quanto “non esistono sufficienti elementi di prova a carico dei membri del Comitato Esecutivo”……

Il 1° settembre 1998 il gip Paola DE MARIA archivia dunque il fascicolo sull’Avvocato e gli altri quattro, scrivendo che è “storicamente provato che Giovanni AGNELLI avesse mentito agli azionisti nel negare” le tangenti FIAT, ma non è provato che le conoscesse. Anche se sulla conoscenza sua e degli altri
quattro rimane perlomeno un “ragionevole dubbio”.

Romiti, secondo i magistrati di Torino, in soli 10 anni avrebbe accantonato fondi neri per almeno 1.000 miliardi!

“Centododici miliardi di lire falsamente dichiarati per un solo bilancio: quello del 1991. Le riserve occulte tuttavia risalirebbero “a far data dagli esercizi precedenti ad almeno il 1984″. E fra queste disponibilità vi sarebbero pure i “versamenti per almeno 4 miliardi di lire nella primavera 92 destinati
al PSI” (“La Repubblica” del 13/12/95).

Questa tangente di 4 miliardi di lire fu versata con assegno da ROMITI a CRAXI il 20 marzo 1992.
La fotocopia di questo assegno fu recapitata da Craxi ( già allora ad Hammamet) allo Slai Cobas Alfa Romeo tramite l’avvocato Lo Giudice.
Lo Slai Cobas consegnò la copia dell’assegno alla Procura di Torino.

Dato che MARIO MONTI è anche:

1.”Presidente europeo della commissione Trilaterale e presidente onorario di Brueguel, il think tank che lui stesso ha fondato nel 2005″ (Libero, 15-11-2011);
2.”L’Italia sarà il primo Paese al mondo ad avere un capo del governo che fa parte allo stesso tempo del comitato esecutivo della Trilateral e del Bilderberg group, considerati come due superlobby globali più influenti di stretta osservanza liberista”(Il fatto Quotidiano);
3.Mario Monti fa anche parte dell’ASPEN INSTITUTE, abbondantemente foraggiato con centinaia di milioni di lire al colpo con i fondi neri tangentizi FIAT, come comprovato dal processo ROMITI a Torino,

lo SLAI COBAS chiede a MARIO MONTI di chiarire la sua posizione sulla FIAT e sulle TANGENTI FIAT prima di dare altri soldi a sbafo a MARCHIONNE e alla FIAT per licenziare e portare gli stabilimenti e i soldi all’estero.

Arese_Pomigliano, 13 dicembre 2011 Slai Cobas www.slaicobas.it

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FIAT / NUOVA PANDA: AL VIA I… TAGLI OCCUPAZIONALI E PRODUTTIVI ALL’EX ALFA SUD DI POMIGLIANO

Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 15, 2011

FIAT / NUOVA PANDA: AL VIA I… TAGLI OCCUPAZIONALI E PRODUTTIVI ALL’EX ALFA SUD DI POMIGLIANO

PRESENTATO NELLE ASSEMBLEE DEL SINDACALISMO DI BASE AI CANCELLI IL DOSSIER :
LO SPECULATORE FINANZIARIO MARCHIONNE SFASCIA LE FABBRICHE E DELOCALIZZA, LO SPECULATORE FINANZIARIO MONTI (Comit, Generali, Goldman sahcs, ma innanzitutto ‘uomo fiat: tra l’altro del Ghota esecutivo insieme a Gianni ed Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti e Franz Grande Stevens) PORTA IL DISASTRO SOCIALE IN ITALIA.

CON UNA (750 GIORNALISTI ED UN PAIO DI MINISTRI DEL GOVERNO MONTI) PRENDE IL VIA IL PIANO BLUFF DI MARCHIONNE. GLI STESSI LIVELLI PRODUTTIVI (IMPROBABILI E SOVRADDIMENSIONATI) ANNUNCIATI DA MARCHIONNE PORTERANNO ENTRO IL 2012 AL TAGLIO DEL 70% DEGLI ORGANICI

IL NUOVO GOVERNO FAREBBE BENE A CHIARIRE LA POSIZIONE DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SULLE MAZZETTE FIAT PER IL REGALO DELL’ALFA ROMEO ALLA FIAT

“MARCHIONNE MONTI… I SACRIFICI FATELI VOI”:
DOMANI, ORE 10, PIAZZA DEL GESU’,
NAPOLI’:
MANIFESTAZIONE UNITARIA
DEL
INDETTA DA SINDACATI DI BASE, COORDINAMENTO DI LOTTA PER IL LAVORO, BANCHI NUOVI, PRECARI BROS, PRECARI SCUOLA, CENTRI SOCIALI, AREA ANTAGONISTA, COLLETTIVI, STUDENTI,E FORZE POLITICHE

Slai cobas fiat e terziarizzate – Pomigliano, 14/12/2011

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MARIO MONTI – ED IL SUO GOVERNO – CHIARISCA LA SUA POSIZIONE SULLE MAZZETTE ALLA FIAT E RESTITUISCA L’ALFA ROMEO ALLO STATO, INVECE DI TAGLIARE I DIRITTI, ED IL FUTURO, DEI LAVORATORI E DELLA POVERA GENTE

Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 15, 2011

Comunicato stampa: MARIO MONTI – ED IL SUO GOVERNO – CHIARISCA LA SUA POSIZIONE SULLE MAZZETTE ALLA FIAT E RESTITUISCA L’ALFA ROMEO ALLO STATO, INVECE DI TAGLIARE I DIRITTI, ED IL FUTURO, DEI LAVORATORI E DELLA POVERA GENTE

Martedì 13 Dicembre 2011 20:01

MONTI E MARCHIONNE: IL ‘PIANO FIAT’ PER GOVERNARE L’ ITALIA

MARIO MONTI – ED IL SUO GOVERNO – CHIARISCA LA SUA POSIZIONE SULLE MAZZETTE ALLA FIAT E RESTITUISCA L’ALFA ROMEO ALLO STATO, INVECE DI TAGLIARE I DIRITTI, ED IL FUTURO, DEI LAVORATORI E DELLA POVERA GENTE

Mentre stamattina, a Pomigliano, prendeva il via la pacchiana kermesse della Fiat (a complemento della chiusura di Arese con la destinazione d’uso dell’area alla speculazione finanziaria ed edilizia in prospettiva dell’Expo 2015). Mentre, ancora nella giornata di oggi, la Fiat ha sottoscritto a Torino, col compiacente sindacalismo giallo confederale, l’intesa sindacale nazionale di estensione-coatta (e priva di alcun mandato e consultazione dei lavoratori) dell’accordo di Pomigliano a tutte le fabbriche del gruppo Fiat e collegate, lo Slai cobas denuncia l’inquietante strategia parallela della Fiat di Marchionne e del Governo Monti per la destabilizzazione della democrazia sindacale e quella politica e l’azzeramento dei diritti dei lavoratori e di quelli sociali.

Nessuno ne parla ma il ‘bocconiano’ Mario Monti non è solo l’uomo delle banche e della speculazione finanziaria internazionale (prima Comit e Generali e poi Goldman Sachcs) ma è innanzitutto un UOMO FIAT. Oltre al CdA della Gilardini dal 1979 al 1983 e del Cda Fidis dal 1982 al 1988, dal 1988 al 1993 ha fatto parte del Cda Fiat ed insieme a Gianni ed Umberto Agnelli, a Gianluigi Gabetti e Franz Grande Stevens, del Comitato Esecutivo Fiat e non poteva non sapere del giro di mazzette e fondi neri che hanno consentito il regalo di Stato del Gruppo Alfa Romeo alla Fiat nel novembre del 1986 (governo Craxi con Prodi presidente dell’IRI).

Marchionne porta al disastro l’occupazione e la produzione, Monti porta al disastro sociale l’Italia. sono due facce della stessa medaglia: BISOGNA FERMARLI ! Anche di questo si parlerà domani nelle assemblee presidio dello Slai cobas alla Fiat di Pomigliano.

SLAI COBAS – COORDINAMENTO NAZIONALE – Pomigliano / Arese, 13/12/2011

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ANSA Fiat presenta la nuova Panda : proteste Slai Cobas e Fiom contro piano del Lingotto

Pubblicato da slaicobastrentino su dicembre 14, 2011

ANSA Fiat presenta la nuova Panda
Elkann: ‘Pieno sostegno a Marchionne’. Proteste Slai Cobas e Fiom contro piano del Lingotto
14 dicembre, 15:21

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